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[GDR] La pelle che abito

Morphea




Non si dovrebbe esitare mai.
Il passato dovremmo essere sempre in grado di lasciarcelo alle spalle... eppure...



" E' la nostra natura Marfy..."



Certe parole non ti abbandonano mai, piuttosto tornano alla mente quando meno te l'aspetti, per ricordarti chi sei... da dove vieni... e cosa sei stato fino a quel momento, e sai che qualsiasi cosa accadesse, saresti sempre e solo ciò che sei: un nessuno qualunque che gli altri riconoscono per cose a cui tu non daresti mai l'importanza che hanno per loro.

Tu sei semplicemente l'"oca scalza" del campo di grano che avevi a Teramo, quella che urlava in piazza contro la nobilità, l'aristocrazia e la diocesi, che il popolo è sovrano ed è lui a decidere il destino di tutto... anche il loro. Sei quella che un giorno ha compreso che le parole non bastavano più, che a volte neppure la spada può bastare per rircordare agli altri che siamo solo bestie tra le bestie.

Sei quella che in nome della libertà e della verità ha aperto la porta di casa e non s'è più voltata indietro, strappandosi il cuore dal petto e dandolo in pasto alle carogne. Quella che neppure una gabbia riesce ad imprigionare.

Pensavo a tutto questo quando dama Evolina oggi è passata a salutarmi in una Locanda di Chiavari.

Lei era gentile, mi parlava, ma io ascoltavo solo il richiamo del mare.


" Scappa Morph... vieni da me" mi ripeteva.


Fissavo la porta e sembrava una meta inarrivabile.

" Andrò al porto" le ho detto improvvisamente.
Mi guardava esterefatta.
Si è avvicinata alla finestra, si è sporta e ha cominciato ad urlare.
E' andata.

Grev è arrivato dopo poco.
Mi ha guardato negli occhi per qualche istante.


"Finalmente ti ho trovata, tutto bene?"
"No"


Non ricordo cosa ci siamo detti dopo, ma quello che ha preceduto il mio stato d'animo, e così al silenzio è seguito:

"Voglio andare al porto..." gli dissi alzandomi.









Il peso dei passi... ha accompagnato il mio respiro.
Ho contanto i battiti del cuore fino all'ultima asse di legno della banchina.









" E' ora Grev. Avvisa gli altri di preparare ciò che serve. Scrivi a Rufio e digli che ci vedremo a Spezia, poi torneremo indietro, aspetteremo Misti e prederemo il largo. Quello che mi ha trattenuto qui più del dovuto, è appena andato via col vento. Qui abbiamo finito...."







Grevius
Trovai la città molto cambiata da quando vi passai anni or sono.
Allora ero un inesperto pellegrino, intento a compiere la prima traversata degli Appennini verso le Due Sicilie; ora invece, battaglie e viaggi infiniti avevano segnato corpo e mente.
Quanta acqua era passata sotto ai ponti, quanti naufragi di uomini, quanti fatti mi erano capitati.
Le persone che conoscevo a Chiavari non c'erano più.
Riconobbi la vecchia taverna dove alcuni cittadini si improvvisavano attori, raccontando storie avvincenti di guerre lontane e passionali emozioni.

Pareva chiusa da tempo, probabilmente dalla morte della Rettice.
Feci un cenno a Morphea che camminava vicino a me.

"Aspetta qui, devo vedere una cosa"

Mi avvicinai ad una finestra sbarrata da rozze assi di legno, ne levai una a fatica e misi la testa dentro.
Qualche raggio di sole riusciva a vincere la difesa di quel luogo abbandonato, rivelando sedie rovesciate, tavoli ammassati lungo la parete, ed un palcoscenico sfondato in più punti, in parte coperto da una tenda logora... il velo pietoso che spesso si stende su cose e persone.

La gola mi si strinse in un nodo, e sentii i miei occhi gonfi di lacrime.
Non passai molto tempo in quel posto, eppure ricordavo perfettamente il suo calore ed i sorrisi che in esso trovavano asilo.

Mi passai una mano sul viso e voltai le spalle per tornare dalla mia compagna di viaggio.

"Cos'è?" domandò
"Un vecchio teatro... vi trascorrevo antiche serate del mio passato , era un altro tempo, quando le cose belle erano apprezzate, quando a morire scannati erano un Orlando o un Tristano, mossi da attori comuni, cittadini come altri per l'allegria di molti, non politicanti assetati di scranni e potere."

Guardai avanti, e mi resi conto ancora una volta, di come tutto questo non era più vivo nella Superba.

_________________
Morphea




Ho dormito di un sonno disturbato negli ultimi tempi.
Spesso mi sveglio di soprassalto, e a stento riconosco dove sono.


Ieri notte è successo dinuovo, succede semre più spesso...


Ho voltato d'istinto lo sguardo al centro della grotta, in cerca del fuoco.
No... non avevo freddo, cercavo solo l'ombra di Tergesteo che danzasse sulla roccia fra lingue di fuoco.




" Volverá, lo conozco, como el pedazo de una estrella, volverá.... "



E così le lacrime hanno cominciato a rigarmi il viso, ed una morsa alla gola mi teneva così stretta che sono corsa fuori... tra i boschi... correvo scalza... tra gli arbusti che continuavano a graffiarmi il viso... a lacerarmi gli stracci ormai consunti dal tempo e le battaglie.... correvo senza contare i passi, senza soffocare nel mio stesso affanno.


Correvo inseguita da anime dannate in una notte priva di luce.


Sono arrivata fino alla spiaggia coi piedi feriti e sanguinanti, come i vestiti che indossavo.




"morph... molla tutto e vieni qui
c'è anche la tua vita qui... la senti?
ti sta chiamando
tu lo sai che potremmo non rivederci più vero?"



La voce di Tab arrivava dal mare, era così familiare... così insistente... così crudele.










Sono caduta sulle ginocchia e ho tolto i vestiti, mi sono piegata sugli scogli e ho cominciato a stofinarli... e strofinavo... strofinavo... strofinavo così forte... e quel sangue non andava via... non c'era verso di farlo andare via.



... il sangue non và mai via!




E poi quella risata, la risata alle mie spalle.
Era lì, era tornata e mi guardava da sotto il suo cappuccio, avvolta nel suo manto nero... con la testa china, che giocava con un sasso, passandoselo da una mano all'altra... e rideva, rideva dondolandosi su stessa.


" Che tu sia maledetta e sia maledetto il giorno che hai permesso mi portassero via!
Balla con me.... danza come solo tu sai fare con me!"








Ho indossato i miei straccci, poggiato la mano sulla sabbia e mi sono assicurata che nulla tramasse sotto di essa....


Sono stata lì in attesa che il respiro frettoloso si quietasse.











"Forse è chiedere troppo, ma vorrei restassi per me "




Ho sorriso, lasciando che il mare restasse in tempesta alle mie spalle.




Grevius
Dalle parole nasce un discorso, si creano emozioni, le passioni o le morali vi trovano rifugio.
Rimane all'uomo il potere di renderli pieni di tutto o di niente.
In quelle terre le parole erano di niente, senza una vita propria, senza una realtà tangibile... irrimediabilmente inutili.

Tante terre ho visitato, in alcune vi ho combattuto, in altre sono stato semplicemente spettatore.
Oggi l'Opera presentava attori mascherati di virtù, capaci di dire tutto, con il significato del nulla.
Cercai nella mia bisaccia un ducato, lo osservai a lungo e scoprii che pesava più di una spada.
Là, dove ceralacca e inchiostro formavano serpi tentatrici, celati dalla mimica dei più esperti scartoffiari di politica.
Benedissi ancora una volta il giorno in cui scelsi la mia strada impervia.

"Che faremo?" domandai a Misty dopo le dimissioni di Morphea
"Siamo sotto al cielo" rispose.

Guardai in alto... stelle senza nuvole.

_________________
Mistic
Quante volte si può morire?e quanto ci si abitua alla costante presenza della morte?e ancora...fino a quando si può sopportare la convivenza della propria amica con la morte?

Quel pomeriggio ero arrivata in taverna più tardi del solito.Morphea era seduta stranamente vicino alla finestra e guardava in direzione del porto. Fissava l'orizzonte persa nei suoi pensieri.
La guardai,anzi...non mi limitai a guardarla,non era da me,non con lei...tendevo ad assorbirla e con lei tutti i suoi malesseri e le sue gioie...peccato che puntualmente dominavano più i primi che le ultime.
Il suo volto negli anni era cambiato,continuando ad essere affascinante come poche,nessuno avrebbe mai detto che era il risultato di una vita per niente facile.Era brava a celarsi dietro ad un'astuta ironia e un sorriso beffardo.
Scuotendo la testa mi avvicinai con poca grazia e le afferrai una spalla girandola.

"Che fai?"

Se non sapessi che è umanamente impensabile direi di aver visto nei suoi occhi delle fiamme.

"Che fai?" le ridissi scuotendola.
"Guardo il porto..." poi dopo un sospiro aggiunse "...mi fa sempre così,lo sai!"

La sua voglia di scappare lontana era la mia seconda più cara amica.
Sbuffai.

"Racconta..."

Passammo ore a parlare ed io provai ad assorbire il possibile.
Dolore...delusione...rabbia...
Fummo sorprese all'improvviso dall'entrata del Barone.

"Faremo quello che secondo te è più giusto fare." le dissi, concludendo quello che era uno strazio non solo per lei, cercando di non far trapelare altro.


"Barone..."

Senza neanche salutare si avvicinò e mi abbracciò.

"Siete pensierosa,ve lo leggo negli occhi" mi sussurrò.

Non risposi ma iniziai a chiedermi se tutto quel pensare ripensare e analizzare fosse la cura.O fosse la malattia.
_________________

16 Ottobre 1460
Morphea





A volte è un richiamo lontano, altre un sussurro celato nelle crepe del legno delle travi sopra la testa... altre una stilettata improvvisa.








C'è sempre qualcosa o qualcuno che mi ricorda ciò che sono diventata e perchè, o il perchè di scelte che ognuno reputerebbe istintive e prive di senso... o dettate dalla follia, mia quotidiana compagna di viaggio...










E allora sorridi, sorridi anche delle lacrime versate... del cinismo che usi per coprire ogni cosa, come il sangue raggrumito sotto le unghie, quello che nessuno vede... quello che neppure il tempo sarà mai in grado di cancellare.
Poi.. poi c'è l'altra te... quella distesa nel letto di morte che ti segue con lo sguardo, ovunque tu sia... esattamente come faceva un tempo lui.
Un legame rinnegato e nostalgico, ma solido come una catena mai spezzata...











Ricordo il suono di ogni voce, come il rintocco delle campane alla Domenica mattina... quelle della corda a cui il Sacrestano, puntualmente, s'appende per chiamar a messa i suoi fedeli.




Mi ritrovo dietro le grate di una finestra, poco importa dove sia.
Incanto audace lo sguardo, quasi scortese ed irriverente.... e con impertinenza fisso l'orrizzonte.
Chiudo gli occhi e risalgo controcorrente il Reno per l'approdo improbabile ad Uzes. La corsa contro il tempo e la peste ad Arles... e l'attesa impaziente e preoccupata degli uomini a Montpellier.









Un respriro profondo riporta il mio sguardo a ciò che mi circonda.








Non un alito di vento...................





















Tutto tace fra le sbarre di questa esistenza che così poco m'appartiene... anche il cuore si ferma al suono di parole senz'anima e corpo.








Rufio_vatreno


Cara Morphea,
conosco le tue inqietudini,le tue paure....ma conosco anche la tua forza ,la tua personalità.Per questo ti dico...hai avuto il coraggio di troncare con il tuo passato,non avere ora tentennamenti,non ascoltare le voci che la brezza marina ti consegna....sono solo voci di sirene incantatrici.Vivi la tua nuova vita,le persone cambiano Morphea ed è capitato anche a te, vivila sensa rimorsi ne ricordi ne pentimenti,sii solo ciò che vuoi essere.....non pensare a cosa eri .....non permettere al passato di influenzarti...ciò che conta veramente è il presente.Vivi !
Tuo fidato amico
R_V


Sigillai la busta,
pagai profumatamente un messo.....
Morphea






Mi sembrava che ogni cosa mi portasse indietro nel tempo... ma io quel tempo lo avevo già vissuto e di riviverlo non ne avevo proprio la voglia.






I Palazzi Dogali s'assomigliano tutti, ed io, imperterrita, mi ostinavo a presentarmici scalza, nella speranza che mi risbattessero fuori... lo trovavo bizzarro.


Sembravano tutti indaffarati a correre da una stanza ad un'altra, come se non ci fossero mai entrati e non sapessero esattamente dove andare e cosa fare... ma il fatto loro lo sapevano e come.

A me divertiva semplicemente il fatto che s'erano cagati tutti nelle braghe e solo vedendo il mio nome in cima alla lista, s'era scatenata l'ira d'Aristotele per le strade e le piazze di Genova, a prescindere che quello che proponessi, fosse attuabile o meno... tanto lo avevo detto io, ed io ero la sorella del male.


" Aò... te se quella che ha fatto da secondina al Generalissimo per prendere Udine?"
" E se ho fatto solo da secondina... de che te stai a caga' sotto?"
avrei risposto, e forse lo feci... ma neppure me lo ricordavo più.



Qualcuno, però, che varcava quell'enorme porta per la prima volta c'era sul serio.
Lei, Clotiide, ogni tanto mi guardava e mi chiedeva:
"ma che ci facciamo io e te qui?"


Eh!
Avrebbe dovuto saperlo che me lo chiedevo da quando Gandalf me l'aveva proposto... tant'è che, come uno di quei bari di professione, avevo rilanciato talmente tanto, che mai avrei pensato venisse a vedere, ma quello c'era venuto e come... e come lui, qualche altro curioso che aveva messo la croce sulla lista dal nome meno improbabile.

" Ma si può votare una lista che si chiama vrachetta?"
m'ero detta. " Manco sapranno che cos'è... la vrachetta. Se solo immaginassero che è quella che Oco e Deste c'hanno perennemente aperta... o perchè tornano dalle latrine, o perchè so' appena usciti da un bordello... sassate e frutta marcia non basterebbero per nessuno."

Ma i miei, lo sapevano e come cosa fosse, ed erano ugualmente tutti entusiasti per la probabilità che entrassi a Palazzo... non sembrava vero neppure a loro...

" Morphe'... ti vogliamo DogiA! ... sei feMina... "
" Ma andatevene affan......!"


Altro che DogiA...
Sua Superbiosità Eccellentissima, preso pieno possesso di scettro e corona, ci mise poco ad assegnare gli incarichi.
" Checc... " mi tratteni dal pronunciare quel giorno.
Mi ritrovai con tanto di toga e parrucca per presenziare in tribunale tra un mare di scartoffie
Neppure c'avessero mandato me dietro le sbarre.
Quando mi trovai dinanzi il Codex Cartae Stracciorum, ebbi diffoltà a comprendere pure da quale verso dovessi consultarlo per come fosse sapientemente et accuratamente scritto... coi piedi.
" Ma che è sta monnezza?" pensai... e glielo dissi pure. " Ma che per davvero la gente la devo da giudica' co' sta roba?"
Oh... e quello me disse pure di sì...
" Ma è carta straccia Vostra Superbiosità Eccellentissima... nun ce la posso manco manna' la gente in galera co' n'à roba scritta così. Piuttosto la testa tagliatemela direttamente Voi che famo prima... Vostra Superbiosità Eccellentissima!"
E quello non mi dice che o faccio così, o m'attacco?
E io me so attaccata, e c'ho fatto attacca' pure a lui.... o meglio... ho preso un chiodo, gliel'ho avvitato per benino fori la porta dell'ufficio regale suo, ci ho appeso il saio da monaca a lutto, la parrucca e gli ho lasciato pure un bigliettino.





" Baci, abbracci e tante care cose... Vostra Superbiosità Eccellentissima...."





... e tutto un pippozzo sulle cose giuste et ingiuste della vita.







E già... la vita....
Ma io della vita ancora non c'avevo capito niente, e probabilmente... non c'avrei mai capito una mazza.




Morphea


Dopo qualche settimana dalla partenza di Rufio, un uomo mi raggiunse nella Taverna che ero solita frequentare, probabilmente su sua indicazione, per consegnarmi una sua lettera.

La lessi, decidendo di consegnare la mia risposta al messo che mi trovavo dinanzi.







Caro Rufio,

posso solo ringraziarti per l'augurio sincero che mi giunge attraverso questa tua.
Per questo motivo farò tesoro di ogni parola e del consiglio spassionato di un amico fidato, quale tu sei... non potrei fare altrimenti.
Buona vita anche a te.

Morphea







Il mare avrebbe inghiottito con se il mio passato, così come avrebbe sicuramente fatto con la scia delle navi traghettate dai miei vecchi compagni di viaggio, che avevano mollato gli ormeggi insieme ai miei stessi aguzzini.

Aveva ragione Rufio... le persone cambiano...

Mistic
"C'è una storia che raccontano dalle mie parti" diceva una donna minuta adagiata al muro fuori la teverna municipale.
"Una storia adatta a quelli che inciampano..." scandiva le parole in un modo così lento che quasi mi dava ai nervi.
"Puoi camminare guardandoti i piedi e allora, è raro, ma potrai inciampare lo stesso...".

La piccola donna continuò a raccontare la sua storia ma le mie orecchie si fermarono a quella frase.Era una fatalità?una pura coincidenza?
Con gli anni avevo imparato che nulla accade mai per caso e che anche una anomalia,come il racconto di quella storia,non era che un modo per farmi riflettere.

Mi sentii urtare.

"Tiè...questa è la serata adatta..." alzai lo sguardo e vidi Morph che mi porgeva un boccale di birra.

Lo afferrai neanche fosse un ancora di salvezza gettata ad un naufrago.

"Quante volte sei inciampata?"
"INCIAMPATA!?!"
"si...inteso come errore..."
"Cos'è successo?"
"Se ti rispondessi niente?"
"Non ti crederei!"
"Credo di essere inciampata Morph,anche se lungo tutto il tragitto non ho fatto altro che guardarmi i piedi..."


Il suo sguardo perplesso e dogmatico la diceva lunga.

"...sarà pure come dici tu...maaaaaaaaa...spiegati!"
"Niente che tu non sappia già..."
"Brutta serata in taverna?"
"Beh,pessima direi...lo spettacolo per lo più l'hai visto anche tu!"
"Ci siamo parlati..."
"...si ho visto!"


Fummo prese alla sprovvista da un' ombra.

"Vai...è sicuramente per te...il fatto che non sia una buona serata per me non vuol dire che non debba esserlo per te..."


Un ora dopo me la ritrovai davanti...isterica.

"Non è che sono solo inciampata,visto che c'ero mi sono anche gettata nel burrone!" furono le prime di una serie infinita di parole.
_________________

16 Ottobre 1460
Morphea




Come tutte le volte che l'ombra arrivava, bastava che lei mi guardasse negli occhi per capire che, per me, era giunto il momento di andare... non chiedeva neppure più perchè sparissi o dove andassi, lo sapeva...
Credo non fosse neppure l'unica, difficilmente riuscivo a fare mistero di qualcosa.









Avevo segreti?
Non che riguardassero esclusivamente me, perchè di me non facevo mai mistero di nulla... ma quando qualcosa nn riguarda te, o esclusivamente te, che fai?
Hai il diritto di parlarne? ... no...
Hai il dovere di tacere? ... sì...
A questo punto, di qualsia cosa si tratti, inevitabilmente sei in errore, sei pronto per la crocifissione e ti sei scavato pure la fossa.







Non c'è parola sensata, nè silenzio che tenga....





Sono tornata da lei dopo poche ore...

"Non è che sono solo inciampata,visto che c'ero mi sono anche gettata nel burrone!"









Ho battuto diverse volte la mano sul bancone, ho tolto gli stivali e lì ho lasciati da qualche parte... sono dinuovo scalza.
L'oste ha versato diverse birre oggi pomeriggio.... ed io ho appena cominciato....







Grevius
Notte tormentata da sogni mai sognati, da attimi mai vissuti estesi all'infinito.


La mia opaca spada orfana di luce e riflesso, si muoveva scostando l'aria densa di quel bianco e immobile fumo che avvolgeva i dintorni.
In verità non sapevo se fosse giorno o notte, non conoscevo il luogo in cui mi trovavo, muovevo i miei passi in una landa desolata, fatta ne' di mare, ne' di roccia, ne' pantano o terra brulla.
Arcane figure torreggiavano ai miei lati senza saper dar loro un nome, finchè intravidi un' ombra poco lontano.

"Messere, messere... dove siamo?" domandai con educazione.
"Siamo ovunque, e in nessun posto" rispose quell'altro.

Pensai ad un tiro di scherno.

"Badate messere, non è mia intenzione perdere tempo." continuai.
"Qui il Tempo non alloggia, il Sole non riscalda, la Pioggia non cade, non c'è fervore ne' passione alcuna; calchi un suolo che non c'è, respiri un'aria di peccato, e l'acqua torbida disseta le menti non pensanti ma avvelena quelle savie." disse

Cercai di indovinare i suoi lineamenti sotto quel suo mantello nero, che alcuna veste celava ma semplice ombra pareva.

"Indicatemi la strada di casa" lo esortai.
"Ancora insisti? Non vi sono strade da percorrere o mari da solcare, ti trovi nell'Antiterra, dove alcuna stella ti indicherà il cammino"

La paura cresceva, mentre la nebbia s'infittiva.
"Ditemi almeno il vostro nome!" gridai quasi angosciato.

Finalmente quello si mosse verso di me.

"Lombarde furono le mie origini, mio padre fu Nessuno.
Conobbi un Duca, un Principe ed un Signore.
In Arberia ho combattuto, presso la Sava ho sparso il mio sangue, a Marburgo ho abbattuto le possenti mura.
Il mio nome, non è altri che il tuo."


Mi trovai davanti l'altro me stesso.
Alzai la spada d'istinto e l'altro fece altrettanto.

"Non puoi battere chi già conosce le tue paure... i tuoi pensieri mi mostrano le tue debolezze, leggo cosa ti tormenta... conosco tutto prima di te."
"Non mi fai paura"
"Non c'è bisogno..." disse sorridendo "... colei che ami già mi ha conosciuto"

La rabbia iniziò a scorrere nelle mie vene, mentre l'altro continuava.

"L'ho vista annaspante, parlare distorto accompagnata da gesti sgraziati...guardarmi con gli occhi persi nel vuoto del mio non essere."

senza proferir parola menai il fendente, ma lo parò con la sua arma d'ombra.


Rise.


Tornai alla carica, ma lui continuò a non attaccare... difendeva come se conoscesse le mie mosse, schivava quando io affondavo, mi derideva quando mancavo.

"Non c'è vittoria in una battaglia mai combattuta" disse divertito.

Inciampai e rovinai in mezzo al nulla.
Mi rialzai a fatica e con la coda dell'occhio lo vidi annaspare.
Delle mie cadute dunque soffriva, avevo ferite che lui non riportava.
Mentre io fremevo di rabbia, lui sorridente mi guardava.

Con parole appena accennate, resi il mio essere a colei che sola lo possedeva.
Conoscevo il dopo di quel momento.

Rilassai le mie membra e gli sorrisi di rimando.
In quel momento vidi in lui rabbia mista a paura, la stessa che in me trovava poc'anzi rifugio.

"Infame!" urlò.

Rivolsi la spada contro il mio cuore, e prima che l'altro si lanciasse come una furia contro di me, la affondai nella mia carne.
Guardai l'Antigrevius accasciarsi ed il sangue nero sgorgargli copioso dal petto.
Urlava senza emettere suono alcuno.

Un terremoto sconquassò l'Antiterra.
Il cielo senza stelle, collassò su se stesso cadendo verso l'alto.
La nebbia si concentrò in un sol punto risucchiata da un vento contrario.


Iniziò tutto dalla fine.

_________________
Mistic
Portavo il boccale alla bocca e lo ripoggiavo solo quando la riempivo.
Il sole era appena calato... e la notte sarebbe stata incerta.

"OSTEEEEEEEEEEEEEE"

Non so quante volte mi riempì il boccale.
Ognuno portava via con se un pensiero,e più questi svanivano più mi veniva da ridere.
Ero talmente sfatta da non accorgermi della sua presenza.

"OOOOSSSSS..."

Far uscire un'intera frase sarebbe stato troppo complicato così iniziai a sbattere il piede contro il bancone e ad indicare il boccale vuoto.
Mi fissò...con uno sguardo che non riconobbi;blaterò anche qualcosa che non compresi del tutto.
Mi ritrovai innondata di birra dalla testa ai piedi senza ricordarmi il perchè...rammento solo che cambiai taverna alla ricerca di altra birra.

"Chi mi fa compagnia? non amo bere da sola..." non aspettai risposta.
"Liliiiiiiiiiiiiiiiiih...la birraaaaaaaaaaaaaa!!!"
"Madonna..."
una voce sottile cerco di attirare la mia attenzione.
"ehm...Lilih non c'è...non si vede da stamattina!"
"VOGLIOOOO LA BIRRAAAAAAAAA"
barcollai fino al bancone e cercai di spalancare gli occhi.

Mi ritrovai faccia a faccia con la trave della taverna.

"No *hips*...non è *hips* Lilih!"

Mi girai,forse con un movimento troppo brusco.Stavo quasi per cadere a terra quando mi afferrò per un braccio.

"Non toc*hips*...catemi!"
"Come fate a non capire?"


Lo fissai ancora e ancora una volta mi ritrovai davanti uno sguardo che non riconobbi.
Si susseguirono parole...troppe...furono accompagnate da movimenti bruschi...troppo...la testa iniziò a farmi male...mi piegai in due e gli vomitai sugli stivali.
Si susseguì...non so cosa,ricordo solo che tutto si fece bianco...
_________________

16 Ottobre 1460
Morphea



Da qui su, tutto sembra in pace con se stesso... ma ieri notte non saprei dire neppure io come ci sono ritornata.
Non lo ricordo.
Ricordo solo di aver cercato nei bassifondi una locanda poco affollata, in cui nessuno mi avrebbe mai trovata, neppure tirandosi dietro uno di quei cagnacci per la caccia alla volpe.







Ho tenuto ben nascosto il viso sotto il manto e mi sono fatta largo tra mignotte e brutti ceffi,tenendo la testa bassa fino al bancone.
Ho indicato all'oste quale vino servirmi, senza emettere alcun fiato.








Dicono che non si dovrebbe mai bere da soli... ma avrei trovato ripugnante bere in compagnia ieri notte.











Sono uscita di lì che a stento mi reggevo sulle gambe.
In qualche modo avrò pur fatto se sono ancora qui, ma stanotte neppure la pelle d'orso è bastata a tenermi calda... i denti battevano come tamburi che segnano l'inizio della battaglia.













"Che dolce suono emettono due spade che si incrociano... non credi?"

" E' il sangue a fiotti che riscalda le mani, quando estrai la spada da una ferita inferta senza esitazione, che fa danzare i tuoi piedi sulla terra nuda... uno avanti per affondare, l'altro subito dietro per estrarre... lo senti? lo senti quel suono? Ahahahahahahahahahahahahaaaaa.... taci voce... taci.... che non c'è altro che tu possa fare..... ahahahahahahahahahaaaaaa"

" Di che parli Morph?"

" Ma che voi pure tu? ahahahahahahahha... Ma che volete tutti? Nun c'è niente qua.... "


" Che ti prende ora?"

" C'è la neve fori, nun la vedi? Ancora stai qui a parlarmi nelle orecchie? Ma che voi? Và a gioca' sulla neve và... che è più calda di me e di tutto ciò che posso dare io."













Quando all'alba sono uscita a piedi nudi sulla neve, avvolta nella pelle d'orso... neppure ho notato la differenza.
Stasera l'oste ha nuovamente.... et eccellentemente.... riempito il mio bicchiere.






" Osteeeeeeeeeeeeeeee ahahahahahahahah"







Contiuo ripetutamente ad asciugare la bocca sul braccio e continuo a gridare a Misti.... " Ahahahahahahaha questo non solo è un burrone.... MA E' PURE COLMO DI UN MARE DI M....!" E puntualmente mi tappa la bocca prima che termini la frase. "ahahahahahahahahahahahaaaaaaaa"











Addì nove dicembre dell'anno di un anno qualunque dell'era di Aristotele e dei suoi Santi... che non sono i miei.










" ahahahahahahahahahahahahahahaaaaaaaaaaaa.... "








Morphea









"C'era una volta un Re... "








Ennò questa non è una di quelle fiabe scritte per le figlie di dame caritatevoli o per Cavalieri senza macchia...



Qui siamo nei bassifondi... brutto posto per quelle che la notte tengono il naso stretto da una pinzetta, affinchè s'affini e dormono in morbidi letti fatti di piume d'oca e calde lane...


Qui siamo abituati a dormire su pelli d'orso e daini, e solo quando ci và bene su balle di fieno... ma ci deve anda' proprio de c.... perchè accada; oppure quando dobbiamo entra' in qualche palazzo, a noi c'aprono la porta di servizio e stanno bene attenti che manco la servitù ci veda... ma ce fanno entra' eh.... cavolo si ce fanno entra'.



Eccosì, tra un bicchiere di vino e quattro chiacchiere... accadde che dalla bettola municipale, si passò in uno scantinato pieno di tomi grezzi e impolverati, e dame imbellettate giunte lì per vezzo o per olezzo.
Doveva esse' pefforza che quelle cornucopie de li mariti, militassero tra le fila della milizia o in qualche esercito ammazzaquaglie... oppure a loro volta stessero, siccome mobili dato il carnal sospiro, in qualche altra ala del palazzo di famiglia, a fornicar con il gentil sesso, quello veramente amato, mentre le mogli ricche e racchie, li credevano dormienti e soddisfatti, a due spanne dalle loro porte.





Chetristezza!






E così il Vecio... a patta aperta... che manco sapeva cosa fosse una "CI"... a differenza di una "ZETA"... si sollazzava a sfogliar libri che, in vita sua, nun s'era mai sognato di vedere.


Io... che di scartoffie, in passato, ne avevo viste fin troppe. e mò mi prendeva l'orticaria al solo pensiero... vidi una dama tutta piena di lustrini, neppure fosse la festa di paese del Santo Patrono portato a spalla su baldacchino adornato di pendenti nastrini colorati, che, schifata, gettava, in terra al pavimento, un libro assai piccolo, pieno di polvere e figure disegnate grossolanamente a mano, e rifinito ancor peggio...



" Daaaaa..." dama avrei detto... ma quella, manco se un sorcio le fosse passato fra le cosce flaccide e carnose, subito l'era bella che scappata... schizzata via come un'ossessa fuori dalla porta, peggio che se inseguita dallo dimonio 'ngrifato dalle fiamme de l'inferno, più che dalle sue voluttà eccelsae et profondamente ignobili.




E l'occhio m'è scappato, signori miei... sarà che il peccato è amico mio... ma io la copertina di quel libro l'avea riconosciuta. Bruciava scoppiettante, tra i tizzoni ardenti di un camino di Via delle Botteghe Oscure... et tempestose... della buonanima di Dama Cordelia, nome fittizio di nobildonna aristocratica, vacca come poche e gattamorta come tante, che, così, tutta divertita l'ho cominciato a sfogliare sotto l'occhio sprezzante delle presenti...



Eeeeeeeee....



" Questa la so... " manco la guardai...
" Questa pure la so"... e manco la vidi...
" Eqquesta qua.... uhhhhhh questa è assai interessante...." sospirai "cheeeeeeeeee tu... sìsì tu..." soffocando a stento un'altisonante risata "Signò che la fate voi questa?" gliela piazzai sotto al naso ad una che mi sgranò gli occhi.
Questa, quasi strappandosi la parrucca dalla capoccia, fece la stessa fine dell'altra, ma... differentemente... si diede alla fuga zompettando, manco se i cani di guardia del colono, le stessero azzannando le chiappe.

E quando quasi tutte lasciarono la scena, guardai il vecio tutto contento e soddisfatto e non pote' che ricambiargli il favore per l'invito... " A De'... daglie n'occhio a ste figure, e rincorri una delle dame appena uscite. E' ora che a quella patta, oltre che a tenerla aperta, le fai prendere la dovuta piega!" gli dissi seriamente sorridente " E nun te sogna' di guarda' me neppure sotto l'occhi, che t'attacco per gli ammeniccoli alla trave e là ti lascio a fare vendemmie di muffa sotto le crepe infracicate!"



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