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Le Giornate di Modena

Tergesteo
Luce gocciolava dalle imposte.
L'aria ferma e umida, presagio di un temporale, rapiva l'aria dai polmoni.
Tergesteo aprì gli occhi.
A fatica.


Era disteso su un pagliericcio sporco, nel piano superiore di una locanda di Modena, in una di quelle zone della città dove le ronde cittadine non arrivavano.
Ora erano poco considerati poco più che briganti ed era quindi naturale mischiarsi ai criminali.


Si passò la mano segnata sul volto.
Sospirò.
Ancora quel sogno.
I due fanciulli che giocano.
Una donna vestita di scuro.
La bambina che si allontana.


Era una scena che gli capitò di vivere appena arrivato a Modena e che non l'aveva abbandonato.
Tutt'altro.

Abbandonò la stanza afosa preferendole la taverna.
Si sedette ad un tavolo.
C'erano alcuni avventori , non propriamente frequentatori della Corte Imperiale che dissertavano amabilmente di politica, imponendo ad alta voce le loro opinioni agli astanti.


“La pidocchiosa avrà quel che si merita … una bel colpo di mannaia e quella testaccia bionda che rotola in un cesto!”
Non era difficile capire di cosa stessero parlando e soprattutto di chi.
“Ti sbagli, vecchio caprone … le daranno la galera .. le belle galere di Modena...” e sottolineò il concetto con uno sputo a terra “... bastardi milanesi , loro e gli infami Porcelli.... allo spiedo li voglio vedere,tutti!”

Non sarebbe stato difficile per Tergesteo aprire la gola di quei gentiluomini.
Ma anche la Morte ha un'etichetta e questi fenomeni da baraccone hanno maggiore pena a vivere che a morire.
E non ultimo era stanco e confuso.
Molto confuso.


“Esecuzione ...prigionia … certo avrebbero dovuto catturarla … tuttavia la prospettiva è tutt'altro che incoraggiante....”
Il Folle sentiva come le visceri fossero di ghiaccio : anche un singolo respiro generava una pena insopportabile.

Esecuzione.
Prigionia.

La stanza ruotava davanti ai suoi occhi.


Morta.
Prigioniera.

Respiro affannoso.
Le mani che tremano.

Morta.
Prigioniera.


Uscire da quella stanza. Ora . Subito.

Tergesteo si alzò barcollando e con passo incerto e volto stravolto si fece cadere sull'uscio.
Spalancò la porta.
L'aria era umida ed immobile.
Il cielo plumbeo rimandava l'eco di un tuono.


Il Folle si appoggiò al muro.
Il respiro gli veniva meno.
Le visceri un blocco di ghiaccio.

Cominciò ad avventurarsi per le vie della Suburra modenese.
Procedeva incerto, senza una meta.
Gli occhi sgranati rimandavano immagini ma la sua mente devastata ne produceva altre.
Lei, un patibolo, una donna in nero, due fanciulli.


D'un tratto passò accanto ad un gruppo di persone, coperte da cappucci.
Una mano lo trattenne.

Terges, dove vai allo scoperto? … sii prudente e torna in taverna!”Non riconobbe subito quella voce.
Potevano essere passati un istante o mille anni prima che realizzasse che era la voce di lei.


Era troppo.
Tergesteo si ritrasse violentemente , barcollò, indietreggiò per mettere quanta più distanza tra quella visione e se stesso
Si voltava disordinatamente alla ricerca di qualcosa.
D'improvviso aggreddì un cittadino che portava per la cavezza un destriero.
Gli rubò il cavallo e prima che potesse opporsi Tergesteo già galoppava per le straduzze tortuose.


Gli parve che quella voce lo chiamasse.
Eterno ritorno all'uguale.

Morta.
Prigioniera.

Uscire da quell'incubo. Ora . Adesso.


Non risparmiava alla cavalcatura poderosi colpi di tallone.
Mettere più distanza possibile tra quella visione e se stesso.

In breve fu fuori dalla capitale.
Strano a dirsi, non trovò nessuno a sbarrargli la strada.

Cominciava a piovere.
La pioggia fredda sfrigolava sulle rocce arroventate dalla giornata calda e afosa.
La strada si faceva fangosa.
Il cavallo in alcuni tratti scartava.

Fu lungo un pendio che Tergesteo persè l'equilibrio e si sentì scivolare lungo il fianco della cavalcatura prima di cozzare sul terreno.

La pioggia gli picchiettava sul volto.
Non riusciva a muoversi, riverso supino a terra, ignorando se ciò fosse dovuto alla caduta o alla spossatezza.


Respirava a fatica.

Morta
Prigioniera.

Tergesteo sentiva la terra che accanto diventava fango, rivoli di acqua ne attraversavano le vesti.

Cominciava a farsi strada l'idea che gli era concesso lasciarsi andare, che ormai non era più necessario combattere.
Attendere quella donna in nero.
Farsi portare via.
Nella speranza di trovare...

Chiuse gli occhi.
Era tempo.
Ebernitz
Seduto in disparte, alle porte della città, aprofittava di un momento di pausa concesso dal suo maresciallo per mangiare il solito misero pasto, consumando così pian piano le sue scorte. Sospirava frequentemente in quella giornata afosa e in quei momenti ringraziava chi da lassù gli aveva concesso di trovare un po' di ombra, in disparte.

Sedeva con a fianco poggiata la sua lancia mentre osservava i ben pochi viandanti passare, in quei giorni nessuno viaggiava.

Solo poche voci, quelle dei suoi compagni ancieri, lo circondavano ma non ci badava troppo, ascoltava distrattamente qualche facezia detta da Solenero a sua Moglie Abigalle, l'ennesimo tentativo di rimorchio di Dazz94 ai danni di Halina e il russare di Kataaa94 poggiato da parte senza permesso.

Finito il pasto ripose la sua gavetta legandola alla cintura logora e quindi si rialzò per poter stiracchiarsi quando vide un cavaliere uscire dalle porte della città. Non lo avevano fermato e inarcò un sopracciglio vedendo la stranezza della cosa e quindi socchiuse gli occhi per cercar di capire,vista la tanta fretta, dove si stesse dirigendo. Rimase in silenzio qualche attimo e dopo aver dato un calcio al lanciere Kataa94 disse:

"dai sveglia, andiamo da Libero a veder se ha ancora un piccione, devo mandare un messaggio"

Detto ciò, tra le proteste del compagno e un'ochiataccia di Abigalle si diresse dove doveva andare, con la fronte agrottata per qualche pensiero.
Tergesteo
L'alba.
Canto di un fringuello solitario.

Tergesteo aprì lentamente gli occhi.
Il Sole gli rammentò ceh il ritorno alla realtà aveva un prezzo dapagare.
Richiuse gli occhi.

Rumore di cavalcature.
Poi di passi.

Il Folle non aveva forza per muovere un solo muscolo.
Tanto valeva restare là ed attendere la fine.
Da solo.
E questo lo rammaricava fino alla disperazione.

Percepì una presenza sopra di lui.

"E'... vivo?"
"Cosi sembra..."

"Animo, demente, animo...apri gli occhi!"

Lo soforzo per alzare un ciglio era sovrumano.
Vide un viso oscurato del controsole , ma dalle fattezze note.

"...William..."
"Indovinato, pazzoide ..ora tirati su.."


Con fatica il soccorritore lo rimise in piedi.
Era come manipolare uno spaventapasseri.


Tergesteo alzò lo sguardo e vide una donna che lo fissava.
"Sorella ... sei.."
Non finì la frase che un pugno in pieno volto lo ricacciò con la faccia nel fango.
Sentiva in bocca sangue e fango.
Ma strano a dirsi era contento anzi felice.

"Rifallo! Rifallo e giuro che ti ammazzo ... chiaro? "
"Dani... bada di ucciderlo davvero .. almeno non ora!"


Tergesto puntellandosi sulle braccia tentava di rialzarsi.
William lo aiutò nuovamente "
Su ..su .. è il suo modo per dirti che stava in pensiero ..."
Il Pazzo, seppur dolorante . si fece scappare un sorriso...
Tuttavia doveva ancora trovare il coraggio di rialzare la testa e guardare in viso la Sorella di Morte.
pnj
Danitheripper stava seduta in silenzio in taverna fissando il suo bicchiere vuoto, senza decidersi ad ordinare. Erano state giornate concitate, i modenesi chiedevano a gran voce giustizia e le loro accuse gravavano sulle sue spalle come macigni. Anche lei al loro posto avrebbe voluto una testa, tante teste ... Ma perché non accontentarsi della sua. L'idea che anche Will, Terge, Plue, Katerina e Walden, i suoi porcelli mannari, potessero morire, era la condanna più dura da digerire.

Li aveva messi in pericolo ma aveva promesso loro una guerra, non un boia. Le ultime gocce, coperte da un sottile strato di schiuma, stavano lì a ricordarle che non aveva finito il lavoro. Avrebbe dovuto bere fino alla fine, eppure non riusciva, per quanto sembrasse facile. Solo lei e pochi altri sapevano come erano andate davvero le cose, ed il segreto sarebbe rimasto tale.

Portare sulle spalle il peso del mondo e pensare alla morte come una liberazione.
"Prima io, prima la mia testa - pregò mentalmente un'entità superiore - solo così potrò morire immaginando che gli altri si siano potuti salvare"

Will era con lei e la guardava ma i suoi pensieri vagavano chissà dove, chissà a chi ...

Passarono ore, forse solo minuti in quello stato, prima di rendersi conto che quel prolungato silenzio significava solo una cosa: Tergesteo non c'era!

Dani si alzò di scatto, Will capì. Corsero nella sua stanza. Il folle amava quei momenti in cui, nel silenzio della notte, colpiva gli occasionali avventori con frasi deliranti ma sincere.

Non era nella sua stanza.

Pochi minuti e guadagnarono la strada, la luna indicava loro un sentiero.


"Buon soldato - chiesero ad un modenese di ronda - ha mica visto un uomo vagamente alterato da queste parti?"

Il soldato li guardò, probabilmente non li riconobbe. Sotto la luce della luna i loro volti diafani incorniciati da chiome dorate, davano loro un'aria angelica. Sembravano due fidanzatini preoccupati per il loro pacifico futuro, o due fratelli in pensiero per il padre.

"Ho visto un tipo strano in effetti ... un folle direi, si è lanciato al galoppo verso quella direzione, rischiando seriamente di essere fermato e di certo non benevolmente. Ragazzi, non fate preoccupare i vostri genitori, tornate a casa, siamo in guerra ed i folli vanno lasciati andare. Se sarà fortunato cadrà sotto i colpi di qualche soldato ed avrà smesso di soffrire in men che non si dica".

"Grazie soldato" Danitheripper gli lanciò qualche soldo.

L'accusavano di nefandezze di ogni tipo, ma quei soldi li aveva guadagnati lavorando nelle stesse miniere che non aveva fatto nulla per evitare crollassero. In quel momento però contava solo salvare Tergesteo, gli aveva promesso che sarebbe stata con lui al momento della sua morte e così sarebbe stato, con o senza la testa ...

Will le prese la mano e la tirò "Andiamo, o sarà troppo tardi"

Quel gesto la stupì, vedeva quei due uomini così diversi e distanti e non avrebbe mai immaginato che anche a lui stesse a cuore la sorte del pazzo.

Non se lo fece ripetere due volte, in pochi minuti Modena era già alle loro spalle ...
Tergesteo


Fuori Modena, 25 maggio 1457


William stava accudendo i cavalli.
Il Pazzo stava là, seduto.
Il capo chino.


"Ti senti mglio, Terges?"
Un cenno di assenso, timido.
"Si..ora si..."
La Sorella di morte gli si sedette accanto.
Fissava un punto dell'orizzonte , lontano, nell'attesa che la tensione si sciogliesse.


Fu il Folle a rompere gli indugi.

"Che tu ci creda o no, mi spiace .... vi ho trascinati in mezzo a questa situazione , ma non volevo ... "
"Lo so , Fratello. Non ti preoccupare..."
"Vi ho condannati a morte : siamo lontano dalle nostre linee e ci stanno cercando ..."
"Certo e ci cercano per darci una medaglia .. non certo per spiccarci la testa dal collo..."

Tergesteo abbozzò un sorriso.
Adorava quando la Sorella con qualche frase pungente riusciva a farlo riemergere dalla sua tristezza.

"E poi, Folle Tergesteo, ti ho promesso qualcosa mi sembra ... e il mio destino non tradisce!"
Il Folle era molto stanco.
Le appoggio la testa sulla spalla reclinandola di lato.
Lei non si mosse.

"Ero venuto qua per uccidere la mia paura ... ma come hai visto è più dura del previsto ..."

Lasciarono che la brezza parlasse per loro.

"E' ora ,dobbiamo arrivare velocemente a Mirandola e raggiungere le nostre linee.. se stiamo quà è la fine!"
La voce di William pose fine al sogno.
"Andiamo Fratello ..." disse lei.
Tergesteo si rialzò a fatica.
Perdere gli ultimi barlumi di umanità è dura per un uomo, fosse anche folle.
Tergesteo


Mirandola, notte tra il 26 e il 27 maggio 1457


Le luci di Mirandola erano alle loro spalle.
Erano partiti nottetempo, dopo una breve sosta in taverna.
Gli astanti non credevano ai loro occhi , ma nessuno li aggredì se non verbalmente.
A onor del vero, ci fu anche chi li difese.

Il gruppetto procedeva lentamente, lungo le strade che portavano ad est.
L'obbiettivo era ricongiungersi agli eserciti di Milano.
La folle corsa di Tergesteo li aveva messi in una situazione tutt'altro che semplice.
Intrappolati nel cuore del Ducato , mentre gli eserciti modenesi erano in movimento.


"Dicono che ai pazzi e agli ubriachi la fortuna sorride : siamo due su tre ..."
Danitheripper non perdeva occasione per una battuta di spirito.

Il sorgere del sole li sorprese.

Era la fine della notte.

A breve distanza , una formazione da combattimento in marcia, si stava avvicinando.

"Dannazione..deve essere Airone .. dite che ci hanno visti?"
"Sì..guarda si è staccato un gruppo di cavalieri e puntano diritti su di noi..."


Tergesteo guardò i due compagni.
Entrambi osservavano l'avvicinarsi del nemico.

Incrocio di sguardi.
Un sorriso.

"Fratellino, è ora di rispettare un patto ..."

L'istante atteso e temuto.
Una vita spesa a cercare l'attimo sublime.
Ed eccolo ... cristallino, puro.
Tergesteo chiuse gli occhi.
Il tempo si era fermato.

"E' ora .. è proprio ora!"

La Guerriera Bionda diede un forte colpo di sprone al cavallo e si lanciò sui soldati , seguita dai compagni.

Tergesteo vedeva a fatica.
Il mondo rimbalzava , rumore assordante di zoccoli.
Fissò il proprio obbiettivo, un cavaliere che si stava avvicinando.

Si avventa sul bersaglio.
Non può fallire.
Il coraggio è soltanto
guardare
guardare
guardare.

Senza chiudere gli occhi neanche per un istante.
Com'è lontano il cavaliere...

Dardi lo colpiscono, il sangue schizza dietro le spalle.
Avverte i colpi, ma non il dolore.

Attimo sublime.
Cerca la Sorella.
Ne vede i capelli al vento.
Bellissima.

Poi non vede più nulla.
Non vede la morte che dovrebbe accoglierlo a braccia aperte.

Il cavaliere carica il colpo.
Buriana rotea.
C'è soltanto il nemico.
Che esiste.
Che vede.

... non fu cosciente nel momento in cui lo colpì.

Oscurità.

Oscurità.

Nessun dolore.


Tergesteo apre un occhio.
Stivali di soldati.
Che parlano e ridono.

A breve distaza un corpo insanguinato.
E' lei.

Il Folle si trascina come una lucertola.
Incurante delle ferite.

Un soldato sta per finirlo, ma un superiore lo ferma.

Il Folle si trascina fino al cadavere della Sorella.
Sembra che dorma.

Ma ha il viso insanguinato.

Il folle si fa forza, si puntella su di un braccio.
Vede il volto vermiglio della Sorella morta.
E poi nulla più.
Il mondo gli si liquefà davati, gocce cadono sul volto di lei.
Ma la giornata è splendida e calda.

Il Folle si strappa un brandello della giubba lacera, avendo cura che non sia insanguinato.

Piano piano le pulisce il volto.
Il sangue scivola via, mescolato a lacrime.

Il Folle si appella alle ultime forze.
Ancora quella missione, l'ultima.
Il viso di lei è sereno , ora.
Sembra che dorma.
Magari sogna.
E sorride.

Avrebbe voluto sfiorarle la fronte con le labbra.
Ma non c'è tempo.

Il Folle crolla a terra.

Il brandello arrossato come un sudario gli scivola dalla mano.
Quella stessa mano che reca una cicatrice ed una promessa adempiuta.

Oscurità.
Silenzio.

E nulla più.
Homerdelcavalierener
Homer era in taverna...qualcuno gli disse che erano morti stanotte Danitheripper, l'usurpatrice, e Tergesteo forse insieme a Williamwallace...si erano stati gli artefici di mille problemi, non avevano mostrato molta bonomia verso gli occupati...tutto quel che si vuole...erano folli...vero...nonostante ciò non riuscì a non provare un senso di tristezza...i nodi vengono al pettine, si sciolgono, ma è comunque triste...augurò mentalmente loro di trovar la pace che qui non eran stati capaci di scorgere nelle piccole cose e si ripromise di rimandarli a cercar tale pace ove mai avesse incontrato i loro spiriti...anche con le cattive...
Addio o arrivederci folli!!!
pnj
Rimase a guardare gli ultimi gesti dell'uomo morente che si trascinava a fatica verso la donna. Lo vide asciugarle il sangue dal viso prima di raggiungerla nell'abbraccio della Morte.

Mentre ritornava nei ranghi, ripensava a quel gesto, un gesto semplice eppure così pieno di significato.

Amici e nemici, i veri sconfitti saranno coloro che sopravviveranno a questa guerra.
--Tenebroso
Da un posto lontano udì la triste notizia e solo un soffocato grido di rabbia riuscì a proferire:
"Oggi, spero che siate voi a morire, venga il vostro destino oscuro, sotto la nemica spada.
Voi da questa mischia non sfuggirete vivi! Sciocchi, perché avete sterminato crudelmente i "folli" Cavalieri, dichiarandovi i più potente dei popoli?
Poiché vi vantate di tanto scempio la stessa sorte vi si rivolterà contro".

Arrivederci "folli" Cavalieri, arrivederci in lidi più tranquilli.
pnj
Visi, occhi, lame, sangue … la fine che si avvicina …



Morire, mantenere le promesse … la perfezione di un destino, i tasselli che trovano posto uno alla volta e che mostrano una figura dalla bellezza devastante.



Will e Terge, gli amici, i fratelli, il suo mondo, la sua risposta alla solitudine … che suoni la musica … che tacciano le voci … ah che finale!



Vorrei potere ricordare tutti i vostri nomi orchestrali modenesi, poiché a tutti voi sono grata, questa è la risposta, questa la sorte, ma la memoria ha il brutto vizio di andar via con la vita …



Se solo potessi lasciare detto a chi resta di non cercare vendetta contro costoro, poiché essi non erano che comparse scelte a caso per compiere ciò che era scritto … la morte porta strane idee con sé … perché pensare alla vendetta? Non è vendetta, questa è la guerra, ci si uccide perché si deve, senza rancore, senza odio.



Quanti erano? Uno, dieci, cento … che importa?



Ma la gratitudine ch’io provo adesso forse è dettata da un insensato moto perpetuo di idee? Questa è la morte? Idee che s’inseguono cercando una via di fuga per cessare il tormento. Perché questa coscienza non si spegne? Perché sento gli odori? Perché il sapore del mio sangue stuzzica ancora i sensi e mi fa desiderare di alzarmi e continuare a combattere? Anche se andrò incontro a un altro massacro, anche se non potrò vincere.



Non sempre si gioca per vincere, si gioca per esserci … qualcuno deve pur perdere …



Non ho un’anima … i profeti mi sbarrano ogni strada poiché io non ho creduto, non ho dato ascolto a chi mi parlava di loro. Ralph, Heldor … non c’è nulla dall’altro lato, ci sono sempre e solo io …



No, resto vigile perché non ho ancora smesso di combattere, arrendiamoci Dani, basta voci, basta pensieri, basta tutto. Nessuno avrà la mia anima … non ho ceduto alle lusinghe di un battesimo e adesso giaccio qui, mentre la terra sporca la mia pelle candida e la mia anima non sa quale strada seguire.



Se solo potessi vedere, se solo potessi udire, ma i sensi che mi restano non sono gli stessi dei sogni … un tocco, qualcuno mi pulisce il volto, benevolo. Dev’essere Tergesteo, dev’essere vivo, non ho mantenuto la mia promessa!



No, l’ho visto cadere, l’ho visto girarsi verso di me ridendo beffardo in faccia alla morte, anche io sorrido, stavo sorridendo a lui … E se fosse Will? Magari Will è salvo … egli non è un uomo, egli è il mio demone personale, se solo avessi la possibilità di ringraziarlo. Lui mi ha portata qui a compiere il mio destino, mi ha accompagnata anche se sapeva che non avevamo scampo.



“Sono venuto con te Dani perché era inevitabile. In questa guerra ho scelto di stare con te e con nessun altro”.



“Sarai un po’ triste e solo nel mio lato Will”.



“Il tuo lato è sempre stato un po’ triste e solo, ma non mi metterei da nessun'altra parte”.



Eppure il Capitano Tancredi era vicino, bastavano pochi metri e ci sarebbe stato l’abbraccio coi compagni d’arme, con quegli stessi amici che avevo lasciato a Milano.



L’abbraccio, la morte, la perfezione …
Pack
Stanza buia di modena,a malapena illuminata da una lampada ad olio..
Ora e giorno inprecisato.
Su un lettino di legno,costruito in maniera rozza e veloce,ce un corpo pieno di ferite sanguinanti

Su quel corpo una persona sta operando.

"Assistente ,ago e filo......veloce"

una mano tremolante passo le cose richieste
il sangue schizzava dappertutto e colava a terra,le ferite ero tante,troppe
I colpi di spada inferti su quel corpo erano stati duri,ma fortunatamente non erano stati letali..non del tutto..quel corpo era ancora vivo


" forza con quello straccio,prema sulla ferita,bisogna bloccare il sangue...no non li.li!! "

frenetici movimenti di sutura si alternavano alle imprecazioni,ma il tempo era davvero poco per poter fare ancora qualcosa.
Tempo..che parola affascinante di cui si ignora completamente il significato.
Di tempo non ce ne mai abbastanza,eppure la inventato l uomo tale parola e la definito lui stesso


" Respira?......Assietente il paziente Respira o no!! non si incanti e continui a premere sulla ferita.."

Il sangue cominciava a fermarsi man mano che le ferite venivano chiuse.
Il respiro cominciava ad udirsi in maniera chiara anche se ancora affannata


"dottore,perche avete chiesto alle guardie di portarlo da voi?perche avete detto che era morto quando in realta state tentando di salvarlo? e' un nemico di modena, dovreste lasciarlo morire come e' giusto che sia"

Lasciarlo morire.....bella tentazione.....daltra parte cosa costa in fondo? la gente continuamente muore e da molti giorni,con questa guerra, muore ancora di piu con frequenza.

"Acquilegia....questa persona e' nemica di modena e' vero, lo e' da alcuni giorni, ma il giuramento di Ippocrate e' vecchio di secoli.
Ogni medico per coscienza deve provare a salvare ogni vita, amica o nemica che sia, povera o ricca, atea o aristotelica,nobile o contadina.
Io qui vedo un paziente ferito e non posso non provare a salvarlo.
Se poi morra,sara per volere di Aristotele.
La guerra e la morte sono cose create dall' uomo, la vita e la ragione sono donati dall' altissimo,non spetta a me togliere la possibilita di vita a costui."



Dopo 2 ore, finalmente le ferite erano tutte chiuse e il paziente salvo.

"ecco.....finito.....per 45 giorni il paziente non potra muoversi o morira per la debolezza."
Possiamo andare Infermiera,il nostro compito e' finito,ora e' tutto nelle mani dell altissimo"
pnj
Avevo un compagno
Come lui non se ne trovano
Quando marciavamo insieme
Camminava al mio fianco,
Con lo stesso passo.



Il soldato ducale salì rapidamente le scale dell'ospedale.

Nuovo giorno, nuovo carico di feriti.
E con loro la sorte era stata beningna.

Sperava di avere notizie di un suo commiltone, rimasto ferito durante i combattimenti della notte precedente.
Attraversò l'atrio con impazienza : era già trascorsa buona parte della giornata senza che nessuno lo informasse delle condizioni del suo compagno.
O per meglio dire amico, dal momento che si conoscevano da quando erano ragazzini.



Se uscivamo nella notte
Sotto lo stesso mantello
Quando il nemico ci vedeva
Ci scambiava per fratelli
Inseparabili come le dita di una mano.



Quella notte era successo tutto molto in fretta.
Erano usciti in perlustrazioni fuori dalle mura ma si erano imbattuti in una pattuglia nemica.
Novelli Eurialo e Niso, s'erano ritrovati a dover ripiegare e purtroppo il suo compagno ebbe la peggio.
Dovette trscinarlo fin sotto le mura del castello e il loro passaggio era segnato da una stria di sangue che scintillava nella notte alla luce lunare.
Lo presero in consegna gli infermieri e poi non se ne seppe più nulla.



Un giorno, scoppiata la battaglia
Corremmo in mezzo ai primi
verso dove veniva il nemico
Li assalimmo come leoni
Senza indietreggiare.



L'ingresso nel padiglione dove erano stipati i feriti fu raccapriciante.
Giovani soldati con lo sguardo vuoto come statue di gesso fissavano i medici passare.
Non s'azzardavano a proferire parole.
Erano scossi e tristi, ma preferivano poggiare i loro sguardi altrimenti alle vistose ferite e mutilazioni che facevano scempio ai loro corpi.

Ad essi facevano da contraltare le urla strazianti di quanti poco distanti e malamente coperti da paraventi erano sottoposti a qualche intervento.
Più somigliante a una mattanza in verità.
Ma era di certo più preferibile udire le urla che non il sordo rumore di un segaccio che amputa una gamba mentre si fa strada nel femore.



Partì un dardo in volo
Non so se diretto a me o a lui
Lo colpì in pieno petto
Lo vidi cadere al suolo
Il mio cuore si spezzò



Il soldato cercò rapidamente il suo compagno frai pagliericci allineati.
Ma senza fortuna.
Cercò ancora imponendosi di non fare caso a null'altro se non al volto del compagno ferito.
Ancora senza successo.

Fu costretto a chiedere a quello che assomigliava ad un macellaio più che a un medico.
Intuiva cosa potesse essere accaduto.
Ma preferiva averne la certezza terribile.
Descrisse brevemente al medico chi stesse cercando.
Non ebbe risposta o per lo meno non la udì ma da come il medico scuoteva la testa con aria costernata comprese che i suoi timori erano fondati.

Strinse gli occhi come raggiunto da un pugno in pieno stomaco.
O forse voleva occultare le lacrime.
Non era più necessario restare in quel luogo assurdo.
Per l'ultimo saluto al suo compagno non era più quello il luogo.



Allungò la mano verso di me
Mentre lo guardavo
Riposa in pace, fratello io non vedo l’ora,
Da quel giorno che ti ho lasciato a terra,
Di vendicarti



Si allontanò velocemente dalla corsia.
Aveva bisogno di aria.
Aveva bisogno di stare da solo.
Non anelava null'altro che uscire.

Ma si bloccò d'improvviso.

Avvolto nelle bende, stava un corpo vestito di brandelli che ricordavano un'uniforme.
Un uniforme di un altro colore.
Non era un uomo.
Era un nemico , alla sua mercè , mandato da Aristotele stesso per pareggiare i conti con gli infami bastardi che avevano aggredito il suo Ducato e strappato la vita al suo miglior e amico.

Istintivamente si portò il pugnale alla mano : sarebbe stata questione di un solo secondo.
Fissò il corpo immobile.

Gli occhi chiusi.
Di quando in quando un fremito percorreva quelle membra ferite.
Sembrava fosse bastevole anche solo sfiorarlo per ucciderlo.
Il soldato esitava.
Sembrava scosso dagli stessi tremiti.
Ma stavolta di rabbia anziché di dolore.

Un colpo solo e avrebbe pareggiato i conti.
Impugnò il coltello e lo alzò sopra la testa , un colpo deciso e diritto, la lama fendeva l'aria come un falco in piacchiata.

Uno schiocco.
La lama che affonda nelle assi in cui è adagiato il pagliericcio che sostiene l'infermo.
La lama ancora vibra.
Freme.

Il corpo immobile è scosso da un fremito.
Il soldato è scosso da un fremito.

Il pugnale invece di carni sfregiate da cicatrici si è conficcato nel legno.
E ora quel pugnale suona come un monito.

“T'ho graziato, ma non l'ho fatto per te. L'ho fatto per il mio compagno”


Avevo un compagno
Come lui non se ne trovano
Quando marciavamo insieme
Camminava al mio fianco,
Non lo dimenticherò mai.
pnj
Le nuvole tanto attese si ammassano finalmente sopra la tua testa, il cielo nero si apre come un otre squarciato, la pioggia finalmente cade, ma avvicinandosi alla terra troppo bollente le gocce esplodono, esplodono appena sopra le tue mani tese, la tua bocca aperta, le tue labbra spellate, come se la Terra fosse diventata il sole in persona, e risalgono in getti di vapore per ricostituire le nuvole che il vento spinge altrove; allora sì, allora sai cos'è l'inferno...

È proprio quando si crede che sia tutto finito, che tutto comincia.


Che strana la morte, con la sua solitudine ed i suoi silenzi, la cercavi da sempre, anelavi al silenzio, eppure adesso ti rendi conto che ti mancano le voci e le emozioni che esse recavano con sé.



Ti manca la voce di Tergesteo, così tagliente come una lama, un timbro caldo, una voce che non ha mai esitazioni, solo pause per scandire meglio le parole.



Ti manca la voce di Will, eppure lui non parla mai tanto, ti guarda con quegli occhi che ti scoprono l’anima e l’incoraggiano a venir fuori, ti mostra le tue paure e ti chiede di affrontarle. Will che ti fa andare su tutte le furie perché non alza mai la voce e ti fa litigare da sola, una voce gradevole a sentirsi, di quelle che ti persuaderebbero che all’Inferno fa freddo.



Ti manca Ippolita, con quella sua voce simpatica, che ti fa ridere anche quando è seria.



Ti manca Braken, con quella sua voce ferma, mai aggressiva, che ti fa credere che tutto possa essere semplice.



Ti manca Amsterdam, con il suo tono pacato che raggiunge livelli inimmaginabili quando perde le staffe. Il padre che non hai mai avuto per la figlia che nessuno vorrebbe mai avere.



Ti mancano le voci di Magic_Eagle, di Cosy, di Arabell, di Sophia23, di Vincenzo, di Spartan8, di Bles, di Thay ... la tua famiglia. Li ricordi tutti assieme a casa, rincorrersi ed urlare, prima di questa guerra che tu hai voluto con tutta te stessa. Qualcuno di loro morirà, qualcuno forse è già morto ed è solo tua la colpa.



Le parole sono soltanto parole, vuote senza quelle voci che affidano al tono i loro significati, e che cambiano in base a chi le pronunzia.



Per la prima volta, Danitheripper avvertì l’assoluto della propria solitudine, poiché nulla ci rende più soli, più sperduti in noi stessi della convinzione di essere ridicoli. Ridicola come quei ragionamenti che si spegnevano dopo aver fatto lunghi giri attorno alla sua coscienza.



“A forza di riflettere, si finisce per arrivare a una conclusione. A forza di giungere a una conclusione, succede che si prende una decisione. E una volta presa la decisione, succede che si agisce per davvero” ti diceva il maestro d’arme, sempre lui, con le sue ragioni ed i tuoi torti. E tu che prima agivi e poi andavi a ritroso per cercare di capire perché lo avevi fatto.


Ma adesso qualcuno parla, ha una voce terribilmente acuta. Le parole rimbalzano nella tua testa senza che tu riesca a coglierle. Troppo rumore, un suono stridulo che interrompe il filo dei pensieri, il filo che ti guida in questa non vita che forse è morte e forse no. Un filo che ha un valore immenso ma tu non lo sai.
pnj
L'ora più buia della notte.
Nella corsia buia ancora qualche gemito.
Anche il dolore più straziante recita per un pubblico e in mancanza di questo un poco s'affievolisce.

Fuori dalla corsia, due infermieri, in penombra.
Uno di loro si stava sbucciando una mela con calma.
Sembrava abituato a quell'orrore, diversamente del vicino, dall'aria scossa.


"Secondo te, cosa pensano?"
"Chi?"
disse l'interlocutore affettando la mela. "I moribondi .... cosa pensa un moribondo?"
Il lavoro del coltello sul frutto verdognolo si arrestò.
"Non saprei ... nessuno è tornato mai a raccontarmelo.."

"Tuttavia ... immagino che siano pensieri che riguardano il loro passato ... di certo non il futuro"
"Non ti seguo ..."


L'infermiere riprese ad armeggiare con mela e coltello.
"Vedi .. suppongo che negli ultimi istanti che gli restano , i moribondi pensino a quanto abbiano lasciato di incompiuto, agli errori commessi ..."

"... e bada non mi riferisco a chissà quali imprese : credo che ripensino a quelle cose apparentemente ovvie che hanno rimandato di giorno in giorno, convinti che il tempo a loro disposizione fosse eterno... che so, una parola non detta, una lettera mai scritta, un fiore mai colto , un gesto mai compiuto ..roba di questo genere..."

"Passano i loro ultimi respiri nel rimpianto?"

"Credo che più che rimpianto si tratti di una maledetta nostalgia ,di tutte quelle persone e luoghi e cose e gesti che rendevano la loro vita quotidiana felice ... credo ci si renda conto dell'importanza di qualcosa quando se ne è privati."


I due stettero in silenzio.
Dalla corsia attigua s'intuiva qualche lamento.


"Credi che qualcuno di loro tornerà indietro?"
"Dici se si salveranno? Ne dubito parecchi sono conciati malissimo ma tuttavia potrebbe anche darsi ..."

"E cosa credi che farebbero se potessero salvarsi , nel senso ..."

L'interlocutore lo interruppe "...nel senso se diranno quello che avrebbero dovuto dire e fare quelo che avrebbero dovuto fare?"
"Si esatto"
"No credo di no ... forse mancherà loro il coraggio o vorranno dimenticare quanto accaduto ma non faranno o diranno nulla ..."
"Ma allora non avranno imparato niente?"
"Ti sbagli..."
pnj
Fu sera e fu mattino.
Nuovo giorno.
Alcuni di coloro che soggiornavano nella corsia avevano lasciato l'ospedale, pochi vivi, molti esanimi.
I feriti gravi restarono là, abbarbicati agli ultimi brandelli di vita.
Cocciuti.
Commoventi.

Dal cortile, s'alzava una nenia recitata in maniera ripetitiva da un povero demente, con ogni probabilità uno di quelli la cui psiche non resse al clangore delle spade.

Grottesca mascotte, si aggirava per il cortile con gli occhi sbarrati, ripetendo la stessa, atroce nenia.


"Era un anno fertile per il grano, come mai in passato: era tutto in abbondanza.
Era un anno fertile per il grano, come mai in passato: era tutto in abbondanza.
Quelli che erano malati cronici e desideravano la morte, consegnarono finalmente con un sorriso l'anima all'Altissimo... l'anima all'Altissimo ...

Nei giorni dei grandi temporali il cielo era rosso,
la pioggia portava con sé la polvere dei deserti d'oltremare.
I vecchi dissero: ci sarà la guerra...
i vecchi dissero: ci sarà la guerra.
Nessuno prestò credito alle loro parole e nessuno fece nulla...

Cosa si poteva fare contro la profezia?
Solo cantammo per intere giornate...
cantammo per intere giornate fino a restare senza voce,
per potere consumare tutte le vecchie canzoni,
perché non ne restasse nessuna che venisse sporcata dal tempo...
perché non ne restasse nessuna."


Di quando in quando allontanavano il demente : sostenevano che "demotiva i soldati in fase di guarigione".
Diversamente, solleticava i pensieri dei folli.


"... quando intravedono il primo cadavere per strada le persone voltano la testa,
vomitano e perdono i sensi.
Senti il tremore per primo nelle ginocchia,
poi ti manca l'aria e ti gira la testa.
Sono d'aiuto in questi casi l'acqua fredda e leggeri schiaffi.
Se il cadavere di quel giorno era un suo parente o comunque un suo vicino, non permettetegli di avvicinarsi e di guardarlo.
Non si ha tanto tempo a disposizione, mai.

È raccomandabile piangere...
È raccomandabile piangere...
È raccomandabile piangere... fa bene al cuore.
Ma neppure per questo c'è molto tempo.
Non c'è mai molto tempo a disposizione."


Il demente continuava la nenia , sottolinenado i passaggi con un coninuo ondeggiare del corpo.
Avanti e indietro.
Indietro e avanti.
Come un mantra.


"In guerra nessuno è matto, o almeno, ciò non si può asserire nei confronti di nessuno.
Molti di quelli che erano matti prima della guerra, in guerra si comportano molto bene, come combattenti coraggiosi.

In guerra nessuno è intelligente: non devi credere alle verità di nessuno.
Le lunghe disquisizioni sull'insensatezza della guerra del professore di una volta, in un battere d'occhio si trasformano in un selvaggio grido di guerra, appena egli viene a conoscenza del fatto che un suo parente ci è rimasto.

Non ricordarti di nulla.
Prova a dormire senza sonno.
Devi ornarti di amuleti, e abbi fede nel fatto che ti aiuteranno.
Abbi fede in qualsiasi sogno.
Ascolta attentamente il tuo ventre... il tuo ventre!
Agisci secondo le tue sensazioni:
se pensi che non bisogna camminare per quella strada, vai per un'altra strada.
Fidati!
Non devi avere paura di niente,
la paura genera paura... la paura genera paura,
ti blocca!
Devi credere fermamente di essere stato prescelto a restare vivo"


Credere fermamente di essere il prescelto.
L'eletto a restare vivo.
Questo si che dovrebbero farlo sentire ai moribondi in corsia.
Credere fermamente di essere stato prescelto a restare vivo.


"Non lasciare lavori compiuti a metà.
Salda i debiti.
Devi essere pulito. Sempre!
Non fare nuove amicizie, già con quelle vecchie avrai abbastanza preoccupazioni.
Proteggi i ricordi: i quadri, le prove scritte del fatto che sei esistito.
Se tutto brucia, perdi tutto.
Se ti prendono tutto, dovrai dimostrare a te stesso che una volta tu eri"


Dimostrare che eri esistito e che sei un prescelto a restare vivo.

Il demente continuava a ripetere la litania.
Incessante.
Forse l'orrore che aveva visto era stato eccessivo.
O forse voleva strappare alla morte quanti più feriti possibile, salmodiando quei ritornelli.

O forse era solo un demente.
Che solitamente è la risposta più comoda e non ammette repliche.

Cinodimeno, quell'uomo continuava a donare quella litania.
Se anche soltanto uno l'avesse sentita e non solo ascoltata, sarebbe valsa la pena di aver barattato una ovvia intelligenza ad una follia imbarazzante.
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