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Mala Tempora...

Morphea
Il battere della pioggia sul vetro appannato, aveva attirato la mia attenzione, accompagnato da un fruscio che non riuscivo a comprendere. Il silenzio del mulino veniva improvvisamente soffocato da quel brusio cadenzato.
Guadagnavo l’uscio, calpestando i listelli di legno del pavimento che, come il gracidare delle rane nei pressi di uno stagno, diventavano una litania corale, fastidiosa e assordante. Aprii la porta di scatto, assediando il portico e fissando il cortile, venni rapita dal vento che provava a spazzare via le foglie che si erano accartocciate moribonde sulla pietra. Con la coda dell’occhio cercavo di capire dove fossero dirette e mi ricordai di mia figlia Alice, che da piccola si divertiva a rincorrerle.
La vedevo ancora saltare da una parte all’altra, sotto lo sguardo vigile e attento, e fintamente distratto, del padre, che si assicurava non le capitasse nulla di spiacevole. E come una crisalide appena uscita dal bozzolo e divenuta farfalla, librava felice e spensierata, per raccoglierle tutte nel grembiule e portargliele in dono. Correva, e i suoi boccoli d’oro risplendevano sotto i raggi del sole. Quei boccoli che tanto la infastidivano quando si impigliavano fra le lunghe ciglia e la costringevano a rallentare le sue corse per farli ritornare al loro posto sbuffando… e facendolo, guardava sottecchi suo padre, cercando di cogliere la sua attenzione e quando ci riusciva, con una smorfia gli strappava un sorriso. Lui immobile, orgoglioso e fiero, provava a trattenersi, ma, perennemente, si scioglieva ad ogni suo gesto.
Lei ricominciava… ne racimolava sempre un mucchietto, e dopo averglielo mostrato lo portava in casa per nasconderlo, e a fine giornata quando lui si assopiva davanti al braciere le recuperava e me le portava in cucina. Cercava approvazione… mi consegnava il suo bottino ansiosa di sentire che storia le avrei mai raccontato.
Un giorno me ne mostrò una che non avevo mai visto.
Sollevò la sua manina con la foglia nel palmo, rivolto verso l’alto, e mentre stendeva il braccino, notai quanto rosea e delicata fosse la sua pelle, e quanto fosse piccola quella mano rispetto alla foglia che voleva mostrarmi.

La malinconia di chi sente vicina la propria ora, mi aveva assalito.

Mentre ripensavo alla mia bimba un colpo di vento mi distrasse ancora… e guardando in lontananza mi resi conto che il cielo a breve sarebbe divenuto più scuro… ma in quanti se ne sarebbero resi conto?
Quel ramo continuava a sfregare vicino la finestra e quello stridere, come un unghia su uno specchio, diveniva sempre più insopportabile.
Rientrai in casa, cercai la mia spada, stizzita… la estrassi con la gentilezza di un bifolco:




“ Dovresti avere un nome… - mi ripetevo fissandola e ritornando sul portico - tutti continuano a ripetere che una spada debba avere un nome… “


un ghigno mi comparve sul viso mentre tagliavo quel ramo di netto con la lama, e vedendolo rovinare al suolo, ebbi chiara davanti agli occhi l'immagine di una testa che rotola più e più volte su un patibolo quando il boia lascia la corda... ed una tempesta la trascina lontano... sgomentando la folla incredula per ciò che accade.
Ero fradicia ormai, ma non sarei mai e poi mai rientrata in casa. Non in quel momento. Sentì uno strattone alla mano, mi voltai e due labbra calde si posarono sulle mie. Così sarei rimasta per ore… così mi lascerei morire… con le sue labbra sulle mie…



“ Vieni Morph… è ora!”
Morphea


Entrando in casa, mi avvolse in una coperta… mi vedeva tremare, ma io neppure me ne accorsi. Gli sfiorai il viso con il dorso della mano, guardandolo fisso negli occhi, come se fosse l’ultima.
Lui sorridendo:




“ Morph…. “


Quanto odiavo quel silenzio ogni volta che pronunciava il mio nome, quell’interminabile pausa tra il mio nome e la parola seguente.
Non disse altro…
Avrei voluto sprofondare pur di non fargli vedere i miei occhi riempirsi di lacrime…
Lasciò scivolare la coperta sul pavimento… insieme a tutto il resto…
In un attimo quella sensazione di gelo.. svanì…
Non ascoltavo altro che il suono dei nostri corpi che si confondevano, scivolando l’uno sull’altro…
Come un rullante che batte sul tamburo, quando l’armata nemica si avvicina, e man mano incalza fin tanto che il suono delle spade che si incrociano non lo sovrasta, così la passione sorprese noi… fino a stremarci.

Avrei voluto fermare il tempo se solo avessi potuto… in quell’istante che d’eterno sembrava non aver più nulla.
Il suono delle campane scandiva il tempo… e quello a noi concesso, volgeva al termine.

Riponemmo le spade lucidate nei foderi, raccogliemmo gli scudi e salimmo in groppa ai cavalli sellati.
Oltrepassammo la vallata, fino alla foresta… eravamo l’uno di fianco all’altra.. ancora…
Raggiungemmo il resto del gruppo. Tutti in agguato in attesa che il segnale partisse…






Kurtz
Udine 26 settembre
Il colonnello Kurtz, come spesso ultimamente, si era dedicato allo studio; voleva approfittare di quei sereni momenti per approfondire alcune materie. Le sera stava scendendo e con essa i primi freddi. Ad un tratto sentì qualcuno bussare alla porta; per abitudine nascose un coltello tra le mani, si era fatto troppi nemici e la prudenza non è mai troppa. “CHI E?” chiese; “Messaggio da Rijeka” rispose l’uomo. Kurtz aprì la porta e si trovò innanzi un impolverato corriere. “Entra, riposati un po’ e bevi un po’ di vino”. Il corriere diede al colonnello una pergamena e si sedette al tavolo, versandosi il vino. Kurtz nell’aprire il messaggio esclamò “Finalmente, aspettavo questo messaggio, spero sia quello che credo”. Il volto del colonnello si illuminò nel leggere il messaggio: “Bene, attendevo queste notizie da molto, troppo tempo”. Mise il messaggio nel caminetto acceso, e mentre la pergamena si arrotolava al fuoco, si rivolse al messaggero dicendogli: “Vai alla taverna del popolo sovrano, vi troverai un uomo. Lo riconoscerai subito; è molto magro, sudaticcio e senza denti; si chiama Obelix. Digli da parte mia che il fischione è in volo, lui capirà. Poi torna subito dove sai e riferisci che il messaggio è stato consegnato”. Dopo averlo accompagnato alla porta, salì al piano di sopra, entrò nella sua camera ed aprì una vecchia madia. Tirò fuori l’armatura, fedele compagna di tante battaglie. “C’è ancora qualche ammaccatura ma farà ancora bene il suo dovere” pensò. Passò la sera a lucidarla e poi la indossò. Ultimamente era diventato vanitoso e si riguardò più volte allo specchio; quando la notte fu alta, indossò un pastrano al di sopra e si avviò verso il centro della città.
Dietro ogni angolo della piazza principale, rivide volti e sguardi che da tempo non vedeva. Tutti gli uomini erano lì, schierati al suo fianco, come sempre. Non vi fu bisogno di proferire parole; guardando la torre del municipio, gli vennero in mente le guglie del castello di Gratz sulla cui ardesia si rifletteva la luce della luna. Il segnale dell’attacco, fu lo scrocchiare delle carotidi delle guardie esterne che si aprivano alle lame dei coltelli. In pochi minuti era tutto finito; la sorpresa era stata totale. Il colonnello si senti chiamare da Obelix “Colonnello, colonnello, il sindaco Ardelon si è asserragliato nel suo ufficio”. Kurtz piombò al piano di sopra; nella stanza vide il Sindaco con la spada sguainata, il suo fido Argo che ringhiava rabbioso a difesa del suo padrone. “Sindaco, ve ne prego” gli urlò, “ deponete le armi; nessuno potrà mai biasimarvi, avete resistito più del necessario; vi prego, non costringeteci ad uccidervi. Siete un bravo funzionario e Venezia, in futuro, avrà sicuramente bisogno dei vostri servigi; evitate una inutile morte!”. Kurtz incrociò lo sguardo di Ardelon mentre riponeva l’arma; non era lo stesso simpatico sguardo incrociato tante volte in taverna mentre bevevano del buon vino; stavolta era uno sguardo di disprezzo! “Sindaco, vi capisco, ma spero che un giorno capirete il perché di tutto questo! Il tempo dell’indugio e della sopportazione è finito; è giunto il tempo dell’azione e delle giuste rivendicazioni; Obelix, scortalo alla sua residenza e lascia delle guardie armate, ora abbiamo altro a cui pensare”. Il nuovo sindaco Morphea entrò nella stanza, la spada ancora sguainata “Ed ora mettiamoci subito al lavoro” disse. Kurtz si avvicinò alla finestra; il giorno era ormai arrivato e Udine si sarebbe svegliata in una nuova era. Aprì le imposte e respirò a pieni polmoni quella fredda aria mattutina. Rivolse lo sguardo ad Est verso il sole che, velocemente, si alzava all’orizzonte, gli stendardi dell’esercito del Generale Legio erano già lì smossi dal vento. Fu allora che una lacrima gli corse sul viso.
Legio





Udine era piu bella di come la ricordava.
Entrarono in colonna dalla porta centrale stendardi al vento e con le armature lucide dalla pioggia dei giorni passati.
Il palazzo del sindaco era lussuoso e pieno di tessuti pregiati.

" Prendiamo campo qui'....io vado alla taverna del popolo, consegnate questo al portavoce del consiglio, fanene copia e portate la cittadinanza tutta a conoscenza di cio'"











Addì 27 settembre 1457 giorno dei S.S. Cosma e Damiano


Cittadini di Udine,



Questa notte le truppe dell'Ordine Brigante hanno attaccato, conquistato e liberato la città di Udine
dal giogo veneziano ponendosi al servizio della popolazione.
Il Consiglio rimane nei palazzi del potere come sempre,
avulso come sempre ai bisogni del popolo, cui getta solo gli avanzi del proprio lauto pasto.
Partiti ed ideali che si sciolgono come neve al sole dopo le elezioni, la professata gestione dell'incarico pubblico come manifestazione di potere del singolo, nepotismi e malversazioni in nome dell'utile di una stretta cerchia di pochi.....
L'Ordine Brigante è qui per cambiare le cose e far cessare il regime di oligarchia che vi governa.
Questa non è una scorribanda come vorranno farvi credere, questa è una ribellione al potere costituito.
Siamo qui per creare una nuova coscienza popolare.


Questo è quello che chiediamo:

Chiediamo che il Consiglio tutto, presenti immediatamente le sue dimissioni,
con l'impegno per i suoi membri a non ricandidarsi alle prossime elezioni.
Questa è la nostra unica condizione.



Il consiglio ha tempo 12 ore per accettare o meno,
se cosi fosse lasceremo la citta dopo una votazione di maggioranza popolare dei cittadini di Udine,
in caso di mancata accettazione o risposta da parte del consiglio, procederemo verso l'affrancamento della citta.




Cittadini di Udine,
Dalle ore 4,00 di questa mattina,
tutte le ordinanze comunali e repubblicane sono abrogate.
Tutte le leggi della serenissima verranno considerate abrogate all'interno della citta di Udine,





Generalissimo Legio,
Comandante dell'Ordine Brigante.
Governatore protempore della piazza di Udine.







_________________
Ardelon
Ormai rinchiuso nella sua residenza con due guardie alla porta Ardelon pensava...

"Sono stato uno sciocco...dovevo pensare a tutto da solo..."

guardò il suo cane e lo legò a un armadio...

"Argo tu devi restare qua! è troppo pericoloso per te e e per i tuoi modi!"

Il cane emise un pianto lungo e Ardelon lo carezzò
"non ti preoccupare non vado a suicidarmi, ma tu devi restare dove sei, o qualcuno potrebbe pensare di vendicarsi."

Prese la sua spada e si diresse alla porta dove due giovani briganti cercarono di fermarlo.

"Voi due, via di lì"
"Sindaco non sfidi troppo la nostra pazienza, vi abbiamo già lasciato in vita accontentatevi!"
"non è il sindaco che parla...è Ardelon...pensate davvero che io da solo a passeggio per Udine possa sbaragliare un esercito di briganti? toglietevi e se volete seguitemi passo passo"

I due parvero sorpresi da quella risposta, e si fecero sorpassare da Ardelon
"ho detto fermo lì!"
Ardelon si voltò
"Ci ho ripensato venite con me e scortatemi dal vostro comandante"
I briganti si guardarono perplessi poi si acconsentirono a fargli da scorta, Ardelon pensò, "questi due verranno senz'altro puniti".

Arrivarono alla taverna del popolo sovrano e Ardelon si fece annucniare.
Entrando vide qualcuno che festeggiava e qualcun altro che parlava, il primo a rivolgersi a lui fu Sparrow sorridentissimo

"Tieni Arde brindiamo!"

un attimo di silenzio

"Sparrow...non vi è concesso rivolgermi la parola...vi considero un verme!"

Poi senza dare tempo ad alcuna risposta marciò dritto cerso il tavolo dove sedevano Morphea, Giubius, Excult.... e Legio.
Non sembravano minimamente preoccupati della situazione, solo Morphea lasciava trasparire un minimo di...tristezza...si sembrava tristezza.

"Signori!"
Guardò Giubius e penso a quante volte si erano trovati daccordo ma non questa.

"Devo avvertirvi, io non sono un sindaco semplicemente, io sono un cavaliere.
Come tale sappiate che questa situazione non perdurerà!
Legio ora siamo pari un assalto vi è riuscito e uno no, voi prendete il potere a Udine con la forza, e con la forza lo perderete.
Vi dimostrerò che Udine non è dormiente come pensate, sarà Udine a dimostrarvi che i vostri mezzi sono sbagliati!"

Una fragorosa risata scoppio in tutta la taverna...Ardelon non rispose tornò indietro e si diresse ai suoi alloggi stringendo con forza la spada "Priakka"...


_________________
Subzero
John era seduto in taverna a bere un pò di birra,quando vide entrare Arde tutto infuriato e senza neanche salutare gli diede del verme...
John a quel punto rispose: " Caro arde è giusto che tu sia arrabbiato e deluso,ma darmi del verme non ti servirà a niente...Abbiamo le nostre ragioni e le porteremo avanti fino alla morte..."
Detto ciò alzò il bicchiere e brindò alla salute di tutti
Fly91
la pioggia cadeva battente,ma il suo lavoro non poteva fermarsi..non si fermava mai....il fango riempiva le grosse buche che portavano ai differenti luoghi di produzione delle bestie e agli approvigionamenti di grano e mais...il suo comportamento era maniacale...contava le sacche...ne oosservava le diverse misure...alcune erano troppo piccole...altre esageratamente grosse,rischiavano di spaccarsi.
avrebbe buttato via una parte di carico e con quel fango e la pioggia a catinelle sarebbe stato impossibile reciclarle...scese personalmente nel fango a dare ordini e calcolare il numero di bestie che avrebbe potuto sfamare.
la pioggia aveva rallentato il carico proveniente da venezia che era al momento bloccato al coperto a treviso...alcune bestie sarebbero state sacrificate...ormai troppo magre...fly ordinò di macellarne parte e conservare quella carne in grandi aule salate...nulla doveva essere sprecato...quella carne sarebbe tornata utile in giorni difficili...

fly si accovacciò un momento ai bordi del carro-carrozza inutilizzabile per il troppo fango..era scoperto...ma rimanere in quella posizione gi faceva sembrare che l'intensità della pioggia calasse....presto sarebbe rientrato a palazzo per sorvergliare i lavori dell'accademia...sorrise pensandosi cosi conciato fra le stanze della cultura...lo divertiva che l'apice della sapienza potesse essere a volte nelle mani di chi,non eccessivamente dotto lavorava solo per il bene della sua repubblica....

un lampo squarciò il cielo e un fragoroso tuonorimbombò nell'aria facendola tremare....un uomo sbucò a cavallo poco distante dall'albero incenerito dal fulmine...doveva essere rimasto quanto meno impiettrito,ma nonostante tutto caloppava a gran velocità verso di lui....

l'uomo scese di corsa da cavallo...le orecchie sanguinanti...il fulmine doveva averlo provato più di quanto avesse creduto...consegnò rapidamente una lettera prima di avere un piccolo cedimento....

il ministro chiamò un paio di suoi aiutanti...portatelo al coperto...dategli conforto e cercate un medico...ha bisogno di aiuto

fly prese in mano la lettera ed un altro fulmine squarciò il cielo...nuvole nere si ammassavano a est....

rimase impassibile ad osservare la lettera che scioglieva mano a mano colpita dalle grosse goccie di pioggia...l'inchiostro colava...come piangente...

fly aveva uno strano sapore in bocca...rabbia...odio...un sapore misto fra sangue e fango...prese il suo cavallo e gettò nalle melma la lettera ricevuta...a perdifiato lasciò i suoi uomini con poche istruzioni e cavalcò verso la città...

il suo animo era in preda ad un turbinio di pensieri...combattono per la gloria...colpiscono sindaci innocenti..attaccano un consiglio per diattribe personali...e pretendono di considerarsi liberatori..pagheranno...la serenissima ruggirà cosi forte da fargli esplodere i timpani...lo prometto...

con questi cupi pensieri sparì al di la dell'albero bruciato...
_________________
Rufio_vatreno
Rufio,memore di Dubovac e Graz,non ebbe il tempo per gioire....
per riabbracciare i vecchi amici....
si direse subito verso quello che era i luogo che preferiva....
sulle mura....a difendere
J.norrington
Treviso, 27 Settembre 1457

Il ministro si era alzato di buona mattina, amava fare il suo solito giro mattutino per ammirare il paesaggio con il sorgere del sole; la giornata non era limpida, alcune nuvole scure avanzano minacciose da est.
Si diresse verso la taverna municipale per rilassarsi ma rimase deluso nel vedere la locanda già occupata da diverse persone che parlavano molto intensamente fra loro.
Dopo essersi seduto nel posto più lontano dal gruppo di contadini ordinò un boccale di birra e cominciò ad immergersi nei suoi pensieri ma fu continuamente interrotto dalla loro voce che aumentava di intensità con il passare del tempo.
Quando si alzò per andarsene senti una parola che non si sarebbe mai aspettato di sentire da un gruppo di poveri contadini....Legio


"Scusatemi ho sentito il nome Legio......è successo qualcosa?"

"Ministro non sapete nulla? Il brigante Legio ha assaltato Udine.....a quanto sappiamo Morphea è diventata sindaco"

Stupito di questa affermazione se ne andò senza dire un altra parola e tornò nella sua stanza per meditare, la notizia lo aveva sconvolto; sulla scrivania notò immediatamente una missiva di cui riconobbe subito la calligrafia......il suo peggior sospetto alla fine si era rilevato tutt'altro che infondato.

"Michele, prepara la mia armatura.....devo andare a Udine per fare il lavaggio del cervello al mio fratellone"
Apuano80
Domiziano seduto sulla riva del lago di Orbetello ricevette una missiva da Oderzo, curioso apri e la lesse....

sgrano gli occhi, sorrise e dopo aver gettato nel lago quella pergamena pensò

Morphea? La zelante giudice che mi ha voluto denunciar per alto tradimento, è tornata dalla parte dei briganti?

scuotendo il capo

eppur io lo dissi a qualche capoccione veneziano che il suo nome mi ricordava dei briganti......

sorseggiando il morellino offerto dalla sua amica Laura di Montefeltro continuò

ma va bene cosi.... ognuno ha quel che si merita dalla vita.......

e guardò il fondo del bicchier vuoto....
Excult
Excult passò tutta la giornata in taverna insieme a Morphea, Giubius, Legio, Sparrow e tanti altri cittadini udinesi molto incazzati ma, non abbastanza per rifiutare una bevuta in compagnia....
a metà pomeriggio ebbe anche l'onore di vedere l'ex sindaco Ardelon anche se per pochi minuti; sembrava piuttosto indaffarato a organizzare la riconquista di udine....
arriavata sera mentre camminava per le vie di udine Excult incontrò Rufio_vatreno e così decise di unirsi a lui per la difesa della città....

--Obelix
Qualcuno bussò alla porta. " Chi è?" chiese l'attendente avvicinandosi.
" Aprite Obelix, è urgente!" qualcuno dal piano inferiore era stato mandato a cercarlo " Un uomo chiede di Voi..."
Obelix sbuffando replicò : " Chi? Chi diamine viene a disturbare il mio ozio? " l'uomo aggiunse " Non saprei... ma dice che è urgente!"
Obelix sbuffò molto infastidito, ma prontamente lo seguì.
Un messaggero mandatogli da Kurtz gli ordinava di rientrare nei ranghi.
" Ecchecavolo! Stasera avevo appuntamento con una baldracca udinese... ma siete sicuro che devo proprio entro stasera? " l'uomo confermò. " Il fischione palustre è in volo!" ripetè per la seconda volta l'uomo.
Ritornò nelle stanze per indossare la sua armatura e di folata raggiunse il resto degli uomini.
Quella notte sembrava interminabile. Appostati e in attesa del momento giusto...
L'Esercito di Legio era alle porte. L'adrenalina scorreva nelle vene più velocemente del sangue.
" Kurtz, ma stavolta, ci pagano?" rivolgendosi al Capitano.
" Brutto idiota, resta in silenzio!!!" replicò Kurtz " Vuoi che ci scoprano?"
" Uff... stiamo andando in battaglia ancora una volta per la gloria... ma con quella io le gnocche come le pago?" aggiunse ancora Obelix.
Kurtz girandosi di sbatto gli diede un pugno in pieno volto " Taci mentecatto, ed esegui gli ordini in silenzio!!!".
Morphea era davanti a tutti... bastò un gesto con la mano... e lo scontro ebbe inizio.
Presero il Municipio in poche ore. Udine era sotto assedio.
" Resta di guardia qui, e assicurati che non le accada nulla!!!!" disse il Capitano quando misero piede nell'ufficio del Sindaco.
Legio



Sono venuto sin qui' dalla croazia senza uccidere nessuno per strada.
Ho preso il potere nell'unico modo che avrebbe evitato spargimenti di sangue, ovvero l'assalto, con l'esercito sarebbe stata una carneficina per la milizia.
Ho posto come unica condizione la dimissione dei consigliei e non avrei toccato un ducato e lasciato la citta .
Ho concesso lasciapassare a chiunque me lo abbia chiesto in entrata ed uscita da Udine.
Non ho toccato un solo abitante.



Oggi vedo che i Consiglieri per tutta risposta hanno iniziato la loro guerricciola di denunce da dietro le scrivanie.

Denunciati due dei miei per aver postato un GDR.

Se volevano il sangue ora lo avranno,
e non sara' solo il mio.








28 settembre Anno Domini 1457


in pace le colpe dei padri ricadono sui figli
in guerra le colpe dei regnanti le sconta il popolo.



Preso atto della mancata risposta del consiglio,
preso atto delle denunce effettuate a soldati del mio esercito:

http://forum.iregni.com/viewtopic.php?p=32724323&sid=hwKDQw87zpFtNVcDXNms4GG8m#32724323


Come risposta si attua con decorrenza immediata quanto segue:


L'ordine Brigante assume il controllo militare della citta' di Udine.
La citta' verra interamente depredata.
Chiunque tenti di uscire o entrare verra passato per le armi.
La citta verra' affrancata dai domini della serenissima.



Generalissimo Legio,
Comandante dell'Ordine Brigante.
Governatore protempore della piazza di Udine.








Da questo momento Udine è citta franca.
Da ora scatteranno i processi. Chi terra mandati municipali, chi assaltera il municipio, chi sara colto nell'atto scritto o verbale di sostenere la causa veneziana sara processato per direttissima.


Neanche vi immaginate che pandemonio che sto per sollevarvi....

Generalissimo Legio.
Pro_tempore della piazza di Udine.



_________________
Valerioborghese
Rufio_vatreno ha scritto:
Rufio,memore di Dubovac e Graz,non ebbe il tempo per gioire....
per riabbracciare i vecchi amici....
si diresse subito verso quello che era i luogo che preferiva....
sulle mura....a difendere
Pierluigi68
"Che ne pensi?"
Queste parole dette in Italiano stentato stonavano con l'atmosfera idilliaca delle alpi accanto Friburg.
Pierluigi avrebbe voluto imparare un pò di francese, ma i suoi progressi in questo campo erano stati miseri e quindi replicò al suo interlocutore nella sua lingua nativa.
"Non credo che lo scopo di Legio sia il bottino, se poi mi dici che in gran parte la cassa municipale è stata nascosta, allora è una certezza.
Se scappa verso la Croazia, ne metterà gli abitanti in una situazione diplomatica difficile, se si barrica ad Udine potrà resistere una settimana prima di essere massacrato, lui e tutto l'esercito.
Comunque Legio non è uno stupido, vedremo qual'è il suo scopo.
Ora fammi continuare a lavorare, è da tanto tempo che non mungo più una mucca".
_________________
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