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Lo scontro.

Morphea
L'Esercito Veneziano stanziava fuori le porte della città Udinese.
Città affrancata circa una settimana prima e resa indipendente dal resto della Repubblica.
Aveva presentato pubblicamente tutti i resoconti delle transizioni effettuate per conto del Municipio, i flussi di cassa e i mandati assegnati.
Il suo Generale era intento a dislocare gli uomini sul torrione, per cui si sedette alla scrivania e scrisse un messaggio da far affiggere nella bacheca municipale, fuori la taverna e da consegnare ad ogni cittadino udinese.




Cittadini di Udine,



da questa notte l'Esercito Veneziano è arrivato fuori le mura della città, e tutto lascia presagire che stanotte ci attaccheranno...
A tutti quelli che in questi giorni si sono resi conto che non abbiamo mentito e il motivo per il quale ci siamo ribellati era il motivo reale e non quello che volevano farvi credere...
A tutte queste persone dico... SE NON LAVORATE... DIFENDETE IL POTERE.... e combattete al nostro fianco per una Udine LIBERA...

Fuori città----> il mio gruppo ----> create un gruppo armato, anche da soli----> e difendete il potere!!!!

in fede,
Sindaco e Principessa pro-tempore
Morphea Borghese...

Per Udine libera...
per la libertàààààààààààààààààààààààààà!!!!



Dopo qualche ora il Generale a capo dell'Esercito Veneziano scese da cavallo e avvicinandosi alle mura cominciò ad urlare come se fosse al mercato.

" Qualcuno si appresti alle mura cittadine, avvisando quel pescivendolo di presentarsi in quel modo quando girerà morto per le strade cittadine o al mercato, e consegnategli questo a nome mio."
Un passacarte si offrì volontario.





Generale Mes3,

siete fuori la mia città ora, non avete nessun diritto di urlare e nessuno per intimidire i cittadini udinesi, non è in Vostro potere farlo nè come Generale nè a nome della Repubblica Veneziana. Qui nessuno di Voi ha potere fino a quando la città sarà in mano nostra, e se qualcuno dovesse soccombere durante gli scontri ne avrete ancora meno, anche se doveste riprendere la città.
Pensate a combattere con i vostri 50 uomini.
Pensate alle vostre perdite più che alle nostre.
Pensate a spiegare al resto delle genti quello che ha portato a tutto questo, senza bugie e senza sotterfugi.
Pensate alla viltà del Vostro ulteriore gesto.
Pensate a dire al Vostro Sovrano e al Vostro Capitano che hanno fallito come esponenti della Reubblica e ancor più come uomini di stato. Fate in modo che anche dopo la nostra morte questo messaggio arrivi agli altri Consiglieri.
Nessuno di Noi scapperà, potete esserne certi. Moriremo durante la battaglia e le nostre anime vagheranno in cerca di ognuno di Voi.
Voi combattete in nome di una Repubblica che continua a tradirvi, noi in nome di un ideale chiamato libertà.

In fede,

Il Sindaco e Principessa Pro-Tempore

Morphea Borghese.


Il messo fece così come gli era stato ordinato.









(GdR Off: Per i commenti ho aperto un altro topic.
http://forum.iregni.com/viewtopic.php?p=33692391&sid=VsCY9AOWzfPWy5ohFl6CoRnJR#33692391 GdR ON)
Haiku
Haiku si trovava per caso accanto al Generale Mes3 quando ebbe modo di sbirciare la comunicazione di Morphea

"Pensate ...." e lalala
"pensate..." e tututu
"pensate ..." e girogirotondo

"e capperi quanti pensate" ! sbottò Haiku

"ma pensiamo anche che la carne a meno di 18,90 nn si trova!!!"

http://img237.imageshack.us/i/carne.jpg/

"e Morphea se permetti dì pure " pensate al perchè della carne a 18.90 a salire!"
"Se l'Ordine Brigante di cui fai parte nn avesse affrancato Udine, ci sarebbero animali e la carne si troverebbe a costi più ragionevoli così come nelle altre città della Repubblica di Venezia dove la si trova tranquillamente a 17,00 ducati! "

"Proprio un "bel regalo" fatto agli Udinesi, porini :°"

Poi si rese conto di parlare ad alta voce e che alcuni passanti la guardavano un pò allibiti e Haiku proseguì

"Tutti gli udinesi devono sapere che se non vogliono la libertà dall'oppressore, che almeno combattano contro lo stato di povertà in cui sono stati relegati a partire dalla carne a 18,90 ...
E poi...poveri udinesi che non potranno progredire e studiare... ahimè :°
Lor oppressori dell'Ordine Brigante di cui Morphea è parte ormai son cresciuti e son progrediti senza che nessuno intralciasse la loro crescita ma gli Udinesi che destino avranno in uno stato affrancato?
Fame, miseria, privi di cultura...pensate, pensate Udinesi e ribellatevi al potere dell'oppressore Morphea o quantomeno non difendete questo potere foriero solo di povertà , miseria e assenza di cultura (studio universitario)
"

E così dicendo portò la mano alla spada, accarezzandola.
_________________
Jointparty
Al suo risveglio Jointparty era stato felice di trovare Il Buccintoro accampato appena fuori le mura.

Nei giorni precedenti aveva pensato più volte a questo momento, ed ora che era giunto ogni pensiero aveva perso il suo valore.
Alla più lucida razionalità, si era sostituita una follia omicida mai provata.
Almeno fino a questo momento.

L'avidità aveva ormai avvelenato i cuori dei Consiglieri Veneziani, aveva precipitato la Repubblica nell'odio, conducendoli a passo d'oca fra le cose più abbiette.

Jointparty, ormai a poche ore dalla battaglia, decise di scrivere una missiva a tutto il Popolo Veneziano.
La fioca luce della taverna dè "Il Popolo Sovrano", ben si addiceva alla triste atmosfera che precedeva il combattimento.

Posò la piuma d'oca sulla missiva, e scrisse:






Popolo Veneziano,
Milites Venetiae,

Moriturus vos salutat.

O Tempora! O Mores!

L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie della libertà.
L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie.
Voi, il popolo, avete la forza di fare che sì la libertà sia svincolata dal potere.
Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per una nuova Repubblica che sia migliore!
Che dia a tutti i cittadini lavoro, la libertà, l'uguaglianza.

Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I Regnanti forse sono liberi perché rendono schiavi il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare la Repubblica, eliminando confini e barriere!

In fede,

Jointparty D'Arborea


D'un tratto si fermò.
Jointparty fu colto dalla quiete più assoluta.
Seppe riconoscerla: era la quiete prima della tempesta.
Decise di terminare lì la missiva.
Uscendo incontrò il suo compagno di battaglie Taurus92, membro di una dinastia che ritrovava Sacripante come capostipite.
Gli consegnò la lettera e disse : " Diffondi la lettera, che giunga ai confini più remoti della Repubblica! ".
Taurus92 non se lo fece ripetere due volte, ed in un attimo voltò l'angolo di corsa.

Jointparty si recò presso il punto di raccolta del suo esercito.
Camminando, tra sè e sè Jointparty disse : " Quo usque tandem , Miglia150, abutere patientia mea?
Rebraist
gdroff: spostato di qui visto che è gdr.


Da recapitarsi a Silvi presso la Precettoria Centrale.
URGENZA MASSIMA.
A Lord Vinx, Gran Maestro dell'Ordine Teutonico Italiano.

Udine, 5 ottobre 1457.

Con la presente A V.E. per portarvi a conoscenza della situazione attualmente esistente nella città veneta.
Come da Vostri ordini, sulla via di ritorno dal pellegrinaggio a Mariborg, ho visitato la città presa dai briganti.
Ho recuperato generi di prima necessità per la popolazione avendo saputo che la città versava in pessime condizioni.
All'arrivo sono rimasto perplesso all'osservare di come invece nella città stessa non mancasse niente.
Nè in merci, nè in attività.
La vita, per quel che mi è stato dato di capire, è proseguita per il popolo in maniera ordinaria anche se molti di essi hanno abbandonato la città.
Ho sentito parlare di razzie ma non ho avuto modo di osservarne alcune.
Sicuramente in città non c'è un clima amichevole, essendoci un esercito.
E'però notevole osservare che la popolazione è spaccata sul come considerare i membri dell'esercito di Legio, se come degli invasori o, come essi amano definirsi, dei liberatori.
Ad oggi sono a Portogruaro. Ho avuto molto a parlare con i "briganti" e mi sono sembrati rispettosi della Chiesa. La Chiesa stessa sta adoprandosi affinchè non venga sparso sangue. Quantomeno non troppo.
Qualcuno azzarda che dietro questo gesto ci siano ragioni recondite di Venezia ma queste, mein Hochmeister, sono tutte da dimostrare e potrebbero essere illazioni belle e buone.
Stanotte mi rimetterò in viaggio verso Udine con il Patriarca Heldor.
Preghiamo Aristotele che questa follia da ambo le parti finisca presto.
Sapete che sono un sognatore, ma fosse per me, risolverei questa storia con una disfida, alla maniera dei paladini: un campione per lato.
Vostro Servo, Elric Wasa.

_________________
Ardelon
E così era giunta la sera alle porte di Udine molti avevano parlato, tanti si erano posizionati fuori dalle mura, Ardelon pregava come suo solito in ginocchio impugnando la spada...pensava ai suoi amici...cercava i suoi compagni di lunghe battaglie, ma pochi erano con lui, altri bloccati da una scelta scellerata che non aveva permesso di alzare il loro grido...UT UNUM SINT!
Baciò l'elsa di Priakka e la ripose nel fodero quando entrarono i suoi amici...

"Generale siamo pronti" Disse Malasia
"Voi sindaco?" intervenne Shazo

"Amici miei questa sera vorrei che scordaste tutti i ruoli che avevamo, questa sera dovremo essere una sola cosa."

Edelvais e Elrindin lo guardarono incuriosite

"Amici per favore, vorrei che questa sera anche voi gridaste come gridano i miei fratelli sparvieri, vorrei che anche voi foste una cosa sola con me..."

allungò una mano in avanti...Serenedi si mise al suo fianco e Edelvais all'altro..poggiarono le loro mani su quella di Ardelon...tutti quanti fino a formare un cerchio con al centro tutte le mani unite...
Allora si alzò il coro che tanto voleva sentire
"UT UNUM SINT!"

Rinfrancato da quell'unione si diresse alle porte della città circondato dai suoi amici, un gruppo deciso di fronte alla città...

"Amici, promessa mantenuta...UDINEEE! VENIAMO A RIPRENDERTIII!"

_________________
.gherardo.
Erano passate le 8 di sera da tempo e nulla si era saputo da Udine, la cosa lo rattristava molto perché anche se la speranza che i fuorilegge si fossero arresi senza combattere era minuscola, l'aveva coltivata fino all'ultimo.
Guardò per l'ennesima volta le carte sul tavolo d'inanzi a lui, la copia della prima lettera del Patriarca di Venezia:




Serenissimo Doge,
Illustrissimi Membri del Consiglio,
Eccellentissimo Generale Legio,

Vi scriviamo queste parole con mano ed animo tremante... Non siamo uomo di scarso coraggio, ma l'idea di un bagno di sangue ad Udine è una cosa che ci terrorizza... Molte persone, come molto spesso abbiamo accennato anche pubblicamente, patiranno gli stenti o perderanno la vita per una causa nella quale si sono solo trovati in mezzo, non per volontà loro, ma per destino.

Vi chiedo, in nome dell'Altissimo, di concederci la possibilità di mediare in questo scontro, in modo che non vi sia spargimento di sangue innocente... I cittadini di Udine saranno liberi di votare il proprio sindaco e questo mi pare un gran gesto da parte di chi tiene le redini di quella città, un primo cenno di pace!

Cercate in cuor vostro lo spirito di giustizia e di pietà che il Santissimo Aristotele e poi il Santissimo Joshua Christos ci hanno insegnato con le loro parole.

Chiedo ad entrambe le parti che si stabilisca una Tregua d'armi a cominciare da domani, domenica, che è il giorno dedicato all'Altissimo e permettere il mio arrivo nella città di Udine, tra 3 giorni, e di parlare con i rappresentanti dei Ribelli per i due giorni successivi, quindi fino al giorno prima delle elezioni, chiedendo garanzie che la Serenissima non attacchi nel frattempo e che i Ribelli mantengano lo status attuale per la città di Udine.

In città abbiamo già un fidato rappresentante, Padre Goa, ed altri sacerdoti che possono portare la Nostra parola e quella di Aristotele, in Consiglio vi è Padre Quarion, Vicario Parrocchiale di Portogruaro che potrebbe degnamente rappresentare Noi e la Serenissima nel corso delle trattative, in qualità di garante.

Se queste trattative preliminari non avranno successo partiremo da Udine lasciando che siano le armi a parlare, ma preghiamo che non sia necessario arrivare a tanto, sempre nel nome del sangue innocente che verrebbe versato e nel Nome dell'Altissimo.

Se invece le trattative avranno buon fine, allora ci incontreremo nel Nostro palazzo episcopale in modo che si sia in territorio neutrale, per poter definire i termini degli accordi presi.

Vi preghiamo di ascoltare le Nostre parole prima di passare ai fatti.

Attendiamo vostra risposta,

che il Santissimo Aristotele guidi sempre le vostre parole ed i vostri gesti,

Mons. Tebaldo Foscari, detto Heldor il randello
Patriarca Aquileiae
Archepiscopus Venetiae



La risposta del fuorilegge Legio:



Eccellentissimo Padre, la citta di Udine è ben lieta di sottostare alla lodevole iniziativa di Santa Madre Chiesa
che nella persona di Sua Santita' si interessa al fine di evitare ulteriori disastri
in questa nostra martoriata terra.
Tutte le condizioni da Voi poste saranno rispettate.
Verra' concessa entrata nella citta' a chiunque sia indicato come vostro rappresentante o Servo di Dio.
Verra' proseguita la vendita di derrate base quali pane e mais alla popolazione ai stessi prezzi che vigevano prima del nostro arrivo.
Non verra bloccato il processo elettivo.
Non verranno intraprese azioni belliche se non attaccati.

Che Aristotele illumini le azioni di noi tutti.




Generalissimo Legio,
Comandante dell'Ordine Brigante.
Governatore protempore della piazza di Udine.


Il comunicato con cui il Doge prendeva atto della posizione della chiesa e metteva dei paletti alla possibile trattativa:



Sotto l'Egida di San Marco, per il Potere conferitoci dal Consiglio e per Accordo di quest'ultimo,

A tutti coloro che la presente leggeranno o ascolteranno, Saluti e Pace.


Noi Sir Julian Lancaster, Barone di Soave, in qualità di Doge di Venezia, apprezziamo il tentativo della Santa Chiesa Aristotelica rappresentata da S. E. Tebaldo Foscari detto "Heldor Il Randello" nell'intenzione di evitare spargimenti di sangue veneziano e comprendiamo la Sua richiesta volta al benessere spirituale dei cittadini tutti tuttavia, per i motivi esposti qui di seguito, non possiamo che concedere pochissimo tempo alla Sua intercessione.
Non si tratta infatti di una provincia contro un'altra che, pur essendo nell'aristotelico errore della violenza, agisce in totale legittimità ma di un vile e spregevole gruppo di briganti.
Le trattative con coloro che minano all'ordine costituito, che portano disagi, problemi, morti, feriti, saccheggi e quanto di più terribile sia presente nella vita, dovranno portare ad una resa, allo scioglimento del loro esercito e sarà preteso che i briganti si consegnino nelle mani della giustizia veneziana per i loro misfatti.
Ove questo non avvenisse entro le ore venti di domani, giorno 5 ottobre, nonostante l'intervento della Santa Chiesa Aristotelica, procederemo con l'azione di polizia che ripristinerà il precedente stato della città di Udine ed eliminerà una volta e per tutte questi pericolosi individui.
Vi garantiamo inoltre che, fuorché le armate Veneziane e l'associazione a delinquere detta "Ordine Brigante", nessuno rischierà la propria vita ed a tal proposito cogliamo l'occasione per porgere i nostri più profondi ringraziamenti ai militari che giornalmente mettono ed, ancor più adesso, stanno mettendo in pericolo la loro esistenza.

Scritto, Firmato e Redatto nel Giorno Quarto del Mese di Ottobre dell'Anno di Grazia 1457.

Sua Serenità Sir Julian Lancaster, Doge di Venezia, Barone di Soave.




E per finire, quelli i documenti che gli erano arrivati per ultimi; le copie delle lettere del Patriarca.



Serenissimo Doge,

comprendiamo in Vostro ordine e ci rendiamo conto della Nostra impotenza se non nel poter pregare per coloro che saranno uccisi... Oggi con la Nostra scorta siamo giunto a Portogruaro e ci piange davvero il cuore di non poter giungere per tempo ad Udine, così vicina e così distante nel contempo.
Se solo fosse stato concesso ancora un giorno avremmo potuto parlare di persona con Messer Legio, ma così non abbiamo altra scelta che fare la Nostra proposta all'Ordine del Briganti e sperare che il loro spirito aristotelico ed il buon senso prevalga sulla brama temporale.

Che il Santissimo Aristotele vegli sempre sulle Vostre parole e sui vostri gesti,

Monsignor Tebaldo Foscari
Patriarca Aquileiae
Arcepiscopus Venetiae





Eccellentissimo Generale Legio,
vi è sicuramente giunta la missiva pubblica che il Serenissimo Doge ha emanato in risposta alla Nostra lettera.. Ed avrete capito che i Nostri tentativi di poter risolvere tutto in pace, secondo i dettami aristotelici, non possono andare oltre... Quando vi siete ribellato sapevate che la situazione avrebbe potuto giungere a questo punto... La Nostra disillusione però di essere arrivati a Portogruaro, così vicini, e di non poter fare in tempo è grande.
Vi preghiamo quindi, Generale, di deporre le armi e accettare il giusto processo che sono certo la Serenissima Repubblica vi farà. Noi faremo in modo che, se ve ne fosse bisogno e per quanto sia in Nostro potere, tutto sia fatto secondo giustizia. Se non volete farlo per Voi, fatelo per gli uomini e le donne al vostro comando, che non meritano l'atroce fine della morte per uccisione.

Vi scongiuriamo Messere di fare quanto è ritenuto giusto dalla Vostra coscienza. In ogni caso domattina saremo ad Udine accompagnati dalla Nostra scorta, di cui vi faremo presto avere un elenco completo.

Che il Santissimo Aristotele vi guidi nelle parole e nelle azioni, in questo momento più che mai,




Tutto inutile, ormai era scontato che ci sarebbe stata una sola possibilità di riportare Udine fa le le consorelle città veneziane, l'uso della forza.
Forza che avrebbe causato solo dolore e lutti da ambo le parti e per cosa, per l'ambizione di pochi talmente convinti di essere nel giusto da avere la presunzione di pensare che solo quello che fanno loro è corretto.
Certo in questa storia molti avevano responsabilità, a partire dall'intero consiglio veneziano, ma il sangue versato in quella notte sarebbe ricaduto interamente sulle principesse ed i governatori pro tempore che, pur di dimostrare la validità dei loro presupposti non hanno neanche considerato la possibilità di recedere dai loro propositi presuntuosi.
Morphea
Erano alla finestra e davano un occhio al di là delle mura.
Tutto era pronto per lo scontro, sembrava non aspettassero altro.
Legio cominciò a camminare per la stanza.
Si guardava la punta degli stivali e continuava a far avanti e indietro, avanti e indietro...
Lo bloccò per un braccio. " Smettila ora!" lui si voltò quasi di scatto, come se un fantasma lo avesse sorpreso alle spalle.
Morphea lo guardò dritto neglio occhi " Non devi, non ci provare neppure... l'abbiamo deciso insieme e tu non devi sentirti in colpa!!! Siamo qui, ognuno di noi ha deciso per se... Ognuno di noi sta andando incontro alla morte col sorriso sulle labbra e tu non devi, neppure per un attimo, sentire il peso di questa cosa. Quello che loro non potranno mai toglierci oltre la vita è che la cosa più importante per noi fosse vivere o morire insieme. Ci siamo.
Da quando non eravamo tutti così felici?
Li hai visti quando entrano in taverna e ti cercano?
Hai idea di quanto ci sia mancato il tuo brutto muso?
Sono fiera di te.. di loro... adoro vedervi insieme... mi fa sentire al sicuro...
Dopo otto mesi, mi sento dinuovo a casa..."
Lo strinse forte, come se gli stesse dicendo "addio" e aggiunse " Andiamo ora, i tuoi uomini ti aspettano !!!"
Mistic
Mistic aveva la grande abilità di trovarsi sempre al posto sbagliato al momento sbagliato...
stava entrando nella stanza dove erano Legio e Morp quando sentì che stavano parlando...esitò un attimo,
e le fu fatale...


"Non devi, non ci provare neppure... l'abbiamo deciso insieme e tu non devi sentirti in colpa!!! Siamo qui, ognuno di noi ha deciso per se... Ognuno di noi sta andando incontro alla morte col sorriso sulle labbra e tu non devi, neppure per un attimo, sentire il peso di questa cosa. Quello che loro non potranno mai toglierci oltre la vita è che la cosa più importante per noi fosse vivere o morire insieme. Ci siamo.
Da quando non eravamo tutti così felici?
Li hai visti quando entrano in taverna e ti cercano?
Hai idea di quanto ci sia mancato il tuo brutto muso?
Sono fiera di te.. di loro... adoro vedervi insieme... mi fa sentire al sicuro...
Dopo otto mesi, mi sento dinuovo a casa..."




si sentì catapultata ad 1 anno prima...vide la piccola taverna di Silvi...ricordò il suono
delle risate,il lungo viaggio di ritorno...e d'improvviso si rese conto che le lacrime,mute,le stavano solcando il viso.
Quelle non erano lacrime di tristezza,tutt'altro,quelle rappresentavano quello che di più puro la legava ad ognuna di quelle
persone che in questa occasione,e anche in tutte le altre fino ad oggi,le erano accanto.
"insieme...sempre!" sussurrò...poi con il braccio asciugò quelle lacrime ed entrò nella stanza...
"e allora???che fate ancora qui???vi muovete???basta poltrire...c'è bisogno di voi fuori!!!"

_________________

16 Ottobre 1460
Jointparty

Jointparty stava tornando alla sua tenda.
Lo scontro era stato durissimo, ma probabilmente Udine ed i suoi liberatori avevano avuto la meglio.

Il campo di battaglia era totalmente impregnato di sangue.
Diversi morti giacevano a terra in attesa di una degna e gloriosa sepoltura.

Jointparty adesso ripuliva la sua insanguinata Durlindana, tramandata di padre in figlio, la quale era stata posseduta dal furioso Orlando.
In combattimento, preso anch'egli dalla furia, Jointparty aveva combattuto ispirato da Ares.

Una nuova nottata si avvicinava, e con essa il puzzo di morte.


Kurtz
Quando giunse l’alba, Kurtz si sedette poggiandosi sulla sua spada. La tensione della battaglia, la fatica, il sangue sparso, tutto era sparito dalla sua mente. Voleva solo dormire nient’altro che dormire. La confusione era ancora tanta, i lamenti dei feriti, l’odore acro del sangue che ancora sgorgava dai corpi dei soldati. Della sera prima ricordava solo l’urlo dei suoi soldati “PER UDINE”. Obelix gli si avvicinò: “Colonnello c’è qualcosa che devi vedere”. Kurtz lo seguì. Obelix smosse dei cadaveri e gli mostrò ciò che non avrebbe mai voluto vedere. Ardelon giaceva riverso a terra con la spada ancora in pugno. Kurtz gli si inginocchiò e gli chiuse gli occhi “Amico mio, quale destino avverso, sei venuto a combattere per gli errori altrui, ed ora hai pagato tu per altri cui non importa il tanto sangue versato dai valorosi soldati veneziani e dai nostri soldati, in questa guerra fratricida”. Rivolgendosi ad Obelix “Fa’ che le spoglie di questo valoroso siano riportate al suo accampamento affinchè gli possano tributare gli onori che gli spettano”. Detto ciò si sedette in attesa del sonno ristoratore mentre i suoi uomini alzando le armi gridavano "SIAMO ANCORA QUI, SIAMO ANCORA QUI"
Serenedi
Il tempo passava molto in fretta, il momento della battaglia era arrivato.
Serenedi impugnò la spada e iniziò a ripensare a tutta la sua vita, tutti i sacrifici che dovette fare per raggiungere un sogno, ma era ben diverso da ora, qui avrebbe perso la vita. Apparve davanti a se l'immagine sbiadita dei suoi figli. Tutto questo l'avrebbe fatto anche per loro, per un futuro migliore. I suoi pensieri furono interrotti da una voce decisa e rassicurante. Era il suo amico Ardelon. Lo ascoltò con tanta fierezza, sentiva un calore attorno a lei, un calore che si prova solo in una vera famiglia.

"Amici miei questa sera vorrei che scordaste tutti i ruoli che avevamo, questa sera dovremo essere una sola cosa."

"Amici per favore, vorrei che questa sera anche voi gridaste come gridano i miei fratelli sparvieri, vorrei che anche voi foste una cosa sola con me..."

Quando vide che Ardelon allungò una mano in avanti non esitò a mettersi al suo fianco.
Tutti seguiro il gesto formando un cerchio e in coro gridarono:

"UT UNUM SINT!"

Iniziarono a dirigersi alle porte della città, erano tutti uniti per un solo ideale. Guardò tutti i suoi amici per un istante. Strinse a se la spada e vicino a lei sentì urlare il suo amico :

"Amici, promessa mantenuta...UDINEEE! VENIAMO A RIPRENDERTIII!"
Morphea
Uscì dal suo ufficio insieme e a Legio, Kurtz e Mistic.
Una frase l'accompagnava oramai da qualche giorno, e non riusciva a togliersela dalla testa.
" Siamo lo stupendo vivere in un mondo di morti, Marfy!"
Raggiunsero il pugno di mosche adunato nel cortile. Li osservava con fierezza, per quanto tutti provassero a ridere e scherzare un velo di preoccupazione copriva il loro volto.
Non gli aveva mai mentito e ancora una volta gli rammentò :
" Siamo qui, insieme. Non saremo i primi ad attaccare, non volevamo spargimenti di sangue e ancora non ne vorremmo. Proveranno a sfondare le mura, pur di ucciderci... e in molti cadranno. Siate fieri di Voi stessi, e del Generale che vi guida...
Nessun uomo vi amerà mai di più, lui morirebbe per Voi.
Non guardare i Vostri nemici con odio, molti di loro non sanno neppure perchè sono qui, e chi ne è cosciente ha un proprio ideale, esattamente come lo abbiamo noi! Sono uomini e donne esattamente come Voi, rispettate i loro corpi quando periranno sotto le vostre spade.
E ora andate come il Generale vi ha ordinato" .

Legio continuava a fissarla, il sarcasmo che lo accompagnava perennemente oramai era tutt'uno con le rughe che gli segnavano il viso: " Tu parli troppo Marfy, e io ho sbagliato tutto. Dovevo proporre altro. Dovevo dire che in cambio della loro vita ti avrei portata via."Come poteva non ridere? E di tutta risposta " E' un regalo che non meritano... gli darò più tormento da morta che da viva..." e lui " Basta Marfy, andiamo ora!"

Quella quiete preannunciava che l'attacco stava per essere sferrato. " Ecco, ci siamo sul serio ora!" Pensò quando alcuni uomini cominciavano ad entrare nelle mura.
La battaglia ebbe inizio.

Sguainò la spada e il primo pensiero fu per suo marito e i suoi figli " Qualsiasi cosa mi accada, abbi cura di loro!!!" e poi all'Altissimo " Proteggili, loro non hanno colpe. E che tu mi abbia in gloria"

Un uomo le si scagliò contro, con l'impeto e l'ira di chi sa che neppure la morte certa lo fermerebbe...
Un solo colpo e l'uomo cadde al suolo....
Dopo qualche ora il primo scontro era concluso.
Chiese dell'uomo che era morto per mano sua, il suo nome era Dreamer_ct.
" Onore a lui!!!" disse. " Qualcuno porti il corpo oltre le mura e lo consegni all'armata nemica! Che abbia una degna sepoltura!"

Mentre lei parlava... Kurtz le corse incontro: " Morph...." il rammarico nei suoi occhi... la voce tremante... " Che succede?" la prese per mano.... per accompagnarla vicino uno dei soldati che giaceva al suolo..
Si avvicinò a quel corpo giacente e senza vita. Riconobbe la sua armatura... Cadde sulle ginocchia e portando le mani al visto guardò al cielo " Perchè luiiiiiiiiiiiiiii? Perchèèèèèè? Dovevi prendere meeeeeeeee non luiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!"
Suo figlio era morto, e le forze le erano mancate in sol colpo.
Carponi gli si avvicinò e stringendolo tra le braccia, cominciò a dondolarlo come se fosse ritornato in fasce... e tra i denti cominciò a cantare una di quelle nenie che si cantano a bimbi per farli addormentare.
" Dormi bimbo mio, dormi... la tua mamma è qui!!!"
Falcia
Udine, 06 ottobre 2009

"La notte è stata clemente, siamo ancora qui pronti a difenderci"

matteo era alquanto scosso ma nulla traspariva dal suo volto mentre faceva visita ai compari rimasti feriti in battaglia, era meglio che le preoccupazioni e tutti i vari pensieri non fossero portati alla luce dinanzi a chi alla morte aveva quasi pagato pegno

finita la visita usci velocemente da quel fatiscente ospedale; l'odore di sangue al chiuso lo infastidiva alquanto, specialmente se amico, e preferiva di gran lunga vederlo scorrere dal petto dei nemici in campo aperto.

"speriamo di vederne stanotte un pò di sangue nemico, se non altro almeno prima di vedere il mio"

senza farlo apposta, mentre era assorto nei suoi pensieri, arrivò fino al municipio e si recò dunque a vedere i nomi dei candidati per le imminenti elezioni:

Ardelon
Trisc
Titos1994

"uhm...beh l'ex sindaco ne avrà di tempo per meditare sotto terra...e gli altri due..."

il pensiero venne interrotto da una voce starnazzante proveniente dal corridoio alla sua sinistra

"perchè non ti candidi?te l'ho sempre chiesto e vigliacco se una volta lo avessi mai fatto, almeno oggi hai delle motivazioni valide no?"

matteo rimase a pensare per un paio di secondi..

" e sia, stavolta mi hai ingabbiato sul serio e sinceramente non ho tempo e voglia per trovare una scusa valida per non farlo, spero solo tu non fossi appostata lida giorni in attesa del mio arrivo troverei la cosa alquanto maniacale"

matteo prese un pezzo di carta, scrisse due righe e lo mise vicino alle altre candidature


Per una città LIBERA

Ordine Brigante



"va che slogan, chiaro, conciso e che arriva dritto al punto"

girandosi verso l'amica sorrise e con un saluto si avviò verso casa per riposarsi prima di affrontare l'ennesima battaglia, sperando non fosse l'ultima
Ponzie


Lo scontro era imminente e Ponzie , seduto con la schiena appoggiata ad un albero, ripensava ai tempi della difesa di Dubovac, quando con Kurz, Obelix Legio e gli altri dell’Ordine Brigante, difendeva Dubovac dagli assalti dell’Esercito Polacco.

Quanti di quei valorosi avrebbe ucciso o ferito? Chi di loro lo avrebbe colpito per primo?
Mentre era assorto in questi pensieri, Ardito, il suo falco nero e Intrepido, il suo destriero, si agitavano.

Allarmato Ponzie tese l’orecchio e sentì dei passi leggeri avvicinarsi.…si alzò di scatto e fece per sfoderare Brunilde, la sua spada ,quando riconobbe la voce di Romy72 la sua amatissima moglie che volle seguirlo fin là e che si arruolò nell’Esercito della Serenissima per stare vicino al marito.
“A cosa pensi marito mio” chiese Romy72 .

Ponzie rispose “chi colpirò per primo di quei valorosi soldati ? O chi di loro colpirà me per primo?”

Tutti e due stettero in silenzio ed alzando lo sguardo al cielo dissero all’unisono “ Chissà se domani saremo ancora qui a rimirar il sole, la luna e le stelle…”

Ponzie strinse a se Romy e le sussurrò . “ Grazie per essermi stata moglie, amica e consigliera.
Se domani perirò, sappi che ti ho amato all’infinito, che sei stata una moglie adorabile e dolcissima.”
Poi la baciò con dolcezza ed ardore.

All’improvviso udirono la chiamata alle armi .
Corsero subito al centro dell’acampamento e si unirono agli altri compagni pronti per la battaglia.

Ponzie sususrrò a Romy : “ Stammi il più vicino che puoi così potrò proteggerti .”

Arrivò l’ordine di attaccare .

Intrepido scalpitava e Ardito spiccò il volo come volesse spiare le mosse del nemico.

Ponzie gridò :
“PER LA SERENISSIMA !!! GLORIA E ONORE ORA E SEMPRE !!!!”
E tutti, rispondendo al grido di battaglia lanciato da Ponzie avanzarono verso le mura di Udine pronti a morire per riconquistare la città .

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Rebraist
Elric pensava agli accadimenti della notte.
Nella precettoria di Portogruaro, accanto al libro mastro, aveva lasciato un messaggio:


Seconda ora dopo la compieta. Il sottoscritto Elric Elbrechtsson Wasa scorterà S.E. Heldor in quel di Udine. Vieto tassativamente a chiunque di seguirmi

Aveva aspettato l'Eminenza e messisi a cavallo aveva portato con orgoglio le insegne episcopali facendogli da araldo.
Erano stati fermati dalle truppe veneziane in due punti della antica strada romana che da portogruaro conduceva a Udine.
Il capitano di Venezia aveva però dato ordine di lasciar passare il Vescovo e la sua scorta.
Erano alfine giunti alle mura di Udine dove da poco erano terminati gli scontri che avevano visto alcune perdite, non copiose nel numero ma sempre troppo dolorose.
"Lasciateci entrare! Sua Eminenza Heldor della Chiesa Aristotelica Veneta di cui porto le insegne richiede di entrare!!"
Porta San Bartolomeo alfine si aprì senza che si vedesse uomo alcuno.
Elric tornò indietro verso il patriarca che aveva lasciato in attesa per prudenza.
Spronati i cavalli erano entrati nella città.
Sebbene la città fosse ancora in mano all'esercito di Legio e non fosse caduta erano evidenti i segni del combattimento nello sguardo insonne dei cittadini e nel comportamento teso dei miliziani.
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