Afficher le menu
Information and comments (0)

Info:
Unfortunately no additional information has been added for this RP.

Sali al ciel fiamma leggera ...

Tergesteo
Arles, 8 febbraio 1458


La porta si scostò quel tanto che bastava a far entrare un apersona e l'aria fredda del febbraio provenzale.

Una figura si infilò nel grande stanzone e con il piede richiuse la porta alle proprie spalle.
Dalla parte opposta, le braci in un focolare lanciavano ombre vaghe sulle pareti accompagnadole da un delicato odore di legno bruciato che andava raffreddandosi.
A terra, sulle assi di legno del pavimento, stavano distesi una ventina di uomini, sparpagliati per tutta l'ampiezza dello stanzone.

L'uomo appena entrata avanzava attento a non calpesatre i dormienti, fermandosi di quando in quando per sincerarsi che il loro respirare calmo non si trasformasse in un richiamo feroce o in un insulto : chi dorme non vuole essere svegliato bruscamente, ma preferisce continuare nel sonno.

L'uomo giunse infine all'estremità dello stanzone.
Depose la legna che abbracciava e che aveva recato con sè lungo tutto il tragitto e si inginocchiò innazi al fuoco.
Scostò la brace con un legno sottile e iniziò a soffiare.
La brace si arroventò, regalando luce e fiammelle che inondarono il volto di quell'uomo , dipingendolo di un rosso vivo e luminoso.


"Hai freddo,Tergesteo?". Una voce di donna , alle spalle del Folle, proveniva da una figura distesa poco lontano.
Con il braccio che le sorreggeva la testa e distesa su un fianco.

"Se il fuoco non lo alimenti si spegne, Morphea..." fu la risposta.
Semplice.
Disarmante.

"Non mi hai risposto ... hai fredddo?" .
La voce si faceva leggermente stizzita.
"No... e bada non lo faccio per me ... lo faccio per lui" rispose il Folle accennando alle fiamme che ringalluzzite avevano ripreso a danzare nel focolare.
La luce si distribuiva vivida alle pareti e parecchi dei dormienti si erano voltati dando la schiena al fuoco.
Qualcuno , viceversa si era deciso ad osservare quell spettacolo ancestrale.

"Vedi Morphea ... il fuoco esiste non per noi ma per se stesso. Certo, noi ne sfruttiamo il calore ma anche se non lo facessimo trovo ingiusto che nessuno lo nutra.
Esso scalda, infiamma, è un grato spettacolo agli occhi eppure nessuno vuole avvicinarsi più di tanto, nessuno vuole nutrirlo... è ingiusto tutto ciò...".

C'era tristezza in quelle parole.
Tanta tanta tristezza.


"Mi chiedo cosa ci sia da avere paura ..."
Tergesteo agguantò un tizzone e lo alzò ad illuminare ulteriormente la stanza.
Osservò per qualche istante la donna distesa e le figura addormentate che sussultavano sorprese dalla luce.

"Dormono e la luce del fuoco dà loro fastidio... tanti chiudono gli occhi, pochi vedono le ombre distorte sul muro e credono di intuire cosa avvenga ... ma nessuno o quasi si alza e agguanta una torcia ... preferiscono vivere dormendo ...".

Tergesteo si volse e scagliò il tizzone nel fuoco.
Una nuvola di scintille si sprigionò dalle vampe per poi spegnersi nell'aria.
Il volto del Folle era incendiato dall'ira e dal calore.


"Li odio .. capisci? ... li odio perchè voltano le spalle al fuoco per paura e per indifferenza.
E quando il fuoco si spegnerà, resteranno al buio e al freddo e moriranno così, ciechi e assiderati ... li odio perchè tradiscono il mio amore!"


Il tono di voce mosso dall'ira non si confaceva al sonno e diversi dei presenti protestarono.
"Vedi Morphea ... hanno fastidio anche delle parole.
Non vogliono sentire , non vogliono vedere.
Tanto vale bruciarli tutti ... ma farei torto al fuoco!"


Tergesteo rimase a fissare le fiamme in silenzio.
Per poco.
Si volse.
Mormorava, ora.


"Io non conosco al mondo
nulla di più meschino di voi, o dèi.
Miseramente nutrite
d’oboli e preci
la vostra maestà
ed a stento vivreste,
se bimbi e mendichi
non fossero pieni
di stolta speranza.

Copri il tuo cielo, Giove,
col vapor delle nubi!
Credevi tu forse
Che avrei odiato la vita,
che sarei fuggito nei deserti
perché non tutti i sogni
fiorirono della mia infanzia?

Io sto qui e creo uomini
a mia immagine e somiglianza,
una stirpe simile a me,
fatta per soffrire e per piangere,
per godere e gioire
e non curarsi di te,
come me...."


La donna si mise a sedere e a fissare quella figura.

"Tu mi sei uscito pazzo ..." disse sorridendo.

Tergesteo però non rideva.
Quando t'accorgi che quella che tu senti verità cade nel vuoto, il sorriso ti pesa come il supplizio di Sisifo
.
Morphea
Lui la guardava e aveva il riflesso delle fiamme negli occhi...
gli chiese più volte... "Hai freddo Tergesteo?"
Lui parlava del fuoco, lei chiedeva altro.

Si conoscevano ancora così poco.
Quando l'aveva visto arrivare a Pisa, in lui vedeva solo un uomo in cerca della morte.
Sapeva così poco di lui. Qualcuno le aveva detto solo che sarebbe arrivato.

In realtà neppure lui parlava del fuoco...
Lei era curiosa, osservava con attenzione qualsiasi cosa si muovesse... e viveva tra quelle ombre sui muri, e si nutriva di quel fuoco, perchè quello l'aveva generata.

" Cosa ti aspetti? Che guardino quel fuoco come lo guardiamo noi?" gli disse mentre lui sembrava contorcersi per quella rabbia che si tirava dietro.
" Acoltami... " le disse " le redini le tengono pochi eletti, pronti a diffamare e distruggere, dediti al potere e al denaro... non al culto della Bellezza e dell'Ardimento"
" Certo, ma non dici nulla di nuovo... " aggiunse lei.
" Ora noi siamo dei ribelli, la gente ci vede come la feccia della feccia... siamo solo briganti per loro... perchè questo gli è stato inculcato."
Mentre Tergesteo parlava le aggrottava la fronte e sorrideva.
" E' diverso per me... io non credo gli sia stato inculcato, io credo semplicemente che faccia comodo così..." strizzandogli un occhio.
" Ma se la gente vedesse nella rivolta la scintilla vitale, daremmo il via ad una presa di coscienza non indifferente... sarebbe l'anno zero così..." le fiamme negli occhi di Tergesteo prendevano vita....
Morphea si perdeva tra le fiamme dei suoi occhi e quelle sui muri...
Lei inclinò leggermente il capo e cominciò a muovere le mani facendo sì che dessero vita ad altre ombre sui muri...
" E l'uomo si innalzò fra gli uomini" morphea si alienò mentre dava vita all'ombra di un gigante armato di spada e scudo, mentre innalzava la sua spada al cielo.
" Shhhhhh fammi finire, che sono ispirato" ammonendola...
"... e parlò alle genti... " continuò imperterrita per poi cadere nel silenzio un attimo dopo.

Intanto si guardavano intorno e tutti continuavano a dormire, nonostante il tono delle loro voci cambiasse inflessione di volta in volta.

" Noi- se posso dire noi- siamo legionari, ed è un'altra cosa. Quello che facciamo serve per scuotere le loro coscienze. Anche quello che rubiamo spesso ritorna nelle mani dei legittimi proprietari... il popolo!" questa era la sua convinzione.

" Bene!... hai finito?" gli dise arricciando il naso.

A Tergesteo era sembrata distratta e poco coinvolta... lei aveva ascoltato tutto... ogni singola parola... ma continuava a fissare quelle ombre sui muri.

" Solo una domanda ti faccio: cosa spingerebbe un villico a mollare la propria bottega e gettarsi nel fuoco?" le chiese.

" Io ero un villico" rispose lei.

" Anch'io ero un villico, coltivavo il grano,ero presidente di una lega e consigliere comunale. Mi spieghi come ci sono arrivato?" le chiese ancora.

" Io ero un villico" ripete' Morphea " E non m'hanno raccontato frottole, nè io volevo sentirle. Tu ci sei arrivato come ci sono arrivata io." gli rispose.

Le ombre sui muri aumentavano e morphea continuava a piegare il capo per vedere cosa avrebbe preso vita su quel muro.

" Mi hanno dato una spada, un'idea e dieci compagni" aggiunse lui.
" Ecco!" disse Morphea " ti hanno raccontato favole? Perchè io non ne racconto, e da quello che dici non mi pare tu ne abbia bisogno" gli disse.
" No, nessuna favola... bisogna viverla. Ma la favola la devi rendere possibile. Se mi chiedono il perchè di questo... o di quell'altro... questo è il mio perchè!" continuò.

Due ombre davanti al fuoco, danzavano fra le fiamme.

" La tua idea mi piace, perchè nutre e parla del popolo, non perchè scuote le coscienze. Bisogna sentirne prima il bisogno... c'è un prima... quello di cui tu parli arriva molto dopo. Se mi chiedono il perchè, io rispondo che questo è il mio perchè. Il loro può essere uno qualunque, diverso dal mio, ma devono sentirlo... devono sentire il fuoco di cui parli che gli incendia l'anima e fondersi con lui. Altrimenti succede come con Isotta, arriva a Pisa, perchè qualcuno le ha detto che l'amava e gli ha raccontato il suo perchè, e lei per amore ha creduto che fosse anche il suo... ma il suo perchè era l'uomo che amava, e andando via l'uomo, è sparito anche il suo perchè... e così lei. Tu vuoi che gli altri abbiano il loro perchè?" chiese ancora Morphea.
Lui acconsentì col capo e aggiunse " Arrivano morph... stanno arrivando e ne arriveranno anche altri. Sì voglio che abbiano il loro perchè..."
" Racconta quello ci siamo detti e lo troveranno loro... Avranno il loro perchè!" gli disse...

Entrambi passavano le mani sulle fiamme, e nessuno dei due si scottava.
Homerdelcavalierener
Homer era convalescente a Chiavari.
Non aveva notizie di vecchi amici-nemici da tempo.
A parte i mortidefuntitotali, alcuni erano a Modena, altri a Milano, altri non ne sapeva più nulla neanche lui.

Il Folle.
Chissà dove era ora e quale chimera stava inseguendo...quando era partito per la Provenza aveva sperato di incontrarlo li', aveva avuto notizia che lo avevano leggermente affettato in battaglia, tanto per cambiare.
Una frase infantile gli venne in mente senza motivo:

"Il libro dei perchè cadette in mare e si perdè!"


GDR OFF
Chiedo scusa se posto non invitato, nel caso fatemi sapere e splitto subito
Tergesteo
" Racconta quello ci siamo detti e lo troveranno loro... Avranno il loro perchè!"

Tergesteo passava la mano vicino al fuoco.
Sorrise.

"La guerra è una questione privata, Morphea..."
"Non ti seguo..."
"L'idea di democrazia, libertà ... non sono che l'esca.
Un verme succulento che attira i poveri pesciolini come noi ... in verità ognuno di noi ha una sua personalissima ragione per privarsi di tutto , per rischiare la vita e per farsi condannare alla damnatio memoriae".


Tergesteo si fece cupo, come se un pensiero brutale e pericoloso gli attraversasse il cervello.
Chiuse gli occhi e continuò.
Stavolta però la sua voce pareva alterata.


"Inoltre ... il gesto ardito ti mostrerà il perchè di ogni cosa ...

Io arrivai un giorno di marzo a Milano, quasi per caso.
O meglio non afferravo fino in fondo la reale portata di quello che stava per accadermi.
Qualcosa cambiò.
Vidi cadere i veli dell'inganno che ci stavano propinando.
E' quando credi di essere libero che in realtà sei prigioniero ...


Mi accorsi che tutto quanto è solo e soltanto un trucco.
Elezioni, "democrazia", assistenza ai giovani che si affacciano alla vita cittadina.
Tutto un trucco.
Tutto.

Non esiste che solo un mero calcolo da parte di quei gruppi oligarchici che gestiscono il potere.
Mi risposero che alla rivolta si contrappone l'elezione democratica.
Perseguimo quella strada fino in fondo : il nostro partito , nato dall'esperienza dell'assalto di Milano, si guadagnò un posto nel consiglio e addiritura espresse un duca.


Ma anche questa è illusione.
Il cambiamento non si fa con le parole :il cambiamento è azione.
Avrei potuto entrare nei meccanismi della politica : ho preferito imbarcarmi ed arrivare qui.

E lo sai perchè? La politica, il potere corrodono,uccidono l'anima.
E' un processo lento, ma inesorabile..."


Le parole del Folle sembrava fossero vomitate, non pronunciate.
Una smorfia si materializzò sul suo volto.


"Ci chiamarono traditori, briganti,infami ... ed è ovvio perchè qualunque gruppo al potere odio chi lo mette a nudo nei veri intenti.
Una rivolta di coscienze non è un mero cambio di poteri : è una folgore che illumina il presente ed è di avviso per il futuro ..."


Oramai le parole erano urlaq, e diversi dei dormienti furono strappati dal sonno ed inveivano contro il Folle.

"E sai cosa ti dico Morphea? Se solo uno , uno soltanto in tutto il regno si accorgesse che vivere non è soltanto ubriacarsi in taverna, coltivare il campicello ed essere consigliere inascoltato ed inutile ... ebbene se soltanto uno uscisse da quel torpore a costo di uccidere tutti noi .... sarebbe cosa ben fatta."

"Ecco questi sono i miei perchè ... ma la questione è personale , te l'ho gia detto.
Ma se tante piccole fiammelle si unissero, genererebbero un incendio che incenerirebbe tutto il Paradiso Solare, con buona pace di Aristotele e dei suoi santi!"


Il volto del Folle era incendiato dal fervore, la cassa toracica rimbalzava ad ogni respiro.
Portava con se un furore antico e le voci inascoltate dei compagni morti ...
Morphea
Morphea da che era distesa su un fianco, aveva cambiato più volte posizione.

Si distaccò dalle ombre sui muri per prestare più attenzione alle parole di Tergesteo. Le fiamme che c'erano prima nei suoi occhi sparirono. Lo sguardo diventò cupo e triste, e nelle sue parole c'era una rabbia che prima mancava.
Il peso che doveva trascinarsi dietro, doveva essere un fardello non indifferente per averlo condotto alla follia di cui egli stesso si fregiava.
Ebbe la sensazione che non fosse più lì, ma che stesse rivivendo quello che aveva vissuto nel suo passato come se fosse nuovamente il suo presente.

Incrociò le gambe, appoggiò i gomiti sulle ginocchia e il viso sulle mani e lo osservava.

Le fiamme nei suoi occhi avevano ceduto il passo ad un mare in burrasca. Per un attimo pensò che stesse piangendo.
La voce dei morti che si era lasciato dietro, erano il suo fardello.

" Ricordi quando ti ho raccontato di Udine?
Legio voleva ripiegare ad est e affrontare l'esercito veneziano.
La colpa è mia se non l'ha fatto.
La colpa è mia se sono morti tutti due volte.... è mia se siamo in esilio.
Lui neppure ci voleva venire ad Udine...
Ancora me la rinfaccia quella storia... mi ucciderebbe se ci riuscisse.
Io, invece, rifarei tutto nello stesso identico modo.
Se avessimo fatto diversamente avrebbero usato quella storia per dargli del vile... la avrebbero usata per dire che tutti i componenti dell'Ordine non erano altro che un gruppo di ladri vigliacchi, e io questo non l'avrei mai permesso.
Il nostro incontro nasce da un mancato suicidio. Tutto quello che è accaduto dopo arriva da lì.
Non c'è giorno in cui non ringrazi Aristotele per averlo incontrato. Se non fosse stato per lui, nulla di tutto quello che ho vissuto dopo sarebbe accaduto... Tab... la nostra storia... la mia amicizia con Legio... l'incontro con Giubius... e tutto il resto... ma è accaduto anche altro... Fuerweib... L'Ordine... gli assalti... la vendetta... il popolo... gli ideali che vanno in frantumi... e per questi motivi... io maledico quel giorno... perchè ancora una volta... è colpa mia!"


Il suo fardello aveva lo stesso peso.

Ritornò a fissare le fiamme.
Tergesteo
Tergesteo terminò di sentir parlare la donna.
Il volto del folle era stravolto, ma d'improvviso scoppiò in una inaspettata e fragorosa risata.


"Un mancato suicidio? Ahahahahahah"

"Morphea allora abbiamo più cose in comune di quanto tu creda ... pensa, io pure sono qua a causa di un mancato suicidio.
Ed è colpa di Legio se non ho dato l'ordine di attacco quel giorno ..."


Il volto del folle ridiventò serio.


"Proprio così ... nel tardo pomeriggio diedi l'ordine di ripiegare ... e fu la mia notte più penosa.
Non mi do pace ... dovevamo schiantarci ... non ripiegare ... ho salvato loro la vita ma li ho condannati al pentimento ... o perlomeno ho condannato me ..."


Si volse ad osservare ancora le fiamme, parlando piano.

"In futuro non accadrà ..."

Chiuse gli occhi.
Si passò la mano fra i capelli.
Sospirò.


"Tu mi chiedi dei perchè ... che ti spieghi razionalmente azioni senza senso : non è possibile.
Tuttavia ti basti sapere che ogniqualvolta il calcolo vince sull'istinto , allora nasce il pentimento ... "



Lascio' che ancora il fuoco gli entrasse negli occhi.


"Tuttavia non saremmo qui se fosse andata diversamente , a parlare di incendi ..."

Fosse quella frase un pallido tentativo di consolazione o di rimorso , Tergesteo continuò a rimirare il fuoco.
Morphea
Sbuffò, soffiando verso l'alto... una ciocca di capelli le scendeva sul naso e le copriva parte dell'occhio, infastidendola.

Poi si alzò e andò a prendere il cuscino e lo piazzò nelle mani di Tergesteo.
Lui la guardò e le rispose di scatto: " Che ci devo fare con questo? Mi stai mettendo a tacere ragazzina? Non ho sonno."
Lei sorrise " Io, ora, comprendo che sono una gnocca da paura, ma darmi della ragazzina mi pare esagerato" trasformando il sorriso in una risata vera e propria.
"Tienilo mentre ti racconto questa, e trattalo come se fosse un cimelio" gli disse " Suicidio? Ho perso il conto di quante volte sono andata incontro alla morte disarmata e di proposito! Credo di aver superato abbondantemente il centinaio di volte. Ho incontrato la morte da vicino una sola volta però, e difronte a me c'era sempre Legio". Gli disse quasi stizzita.
" Una volta Legio mi scrisse che voleva partire per la guerra, ma non sapeva da quale parte schierarsi.... " aggiunse.
" Che guerra?" le chiese il folle.
" Quella tra i Fiorentini e i Senesi. Partire per combattere al fianco di Siena voleva dire allearsi con qualcuno che di pulito non aveva neppure le mutande. Non era per i Senesi, di guerre allora ne capivo poco... ma dove c'era quella persona c'era del marcio, e se non c'era... ci sarebbe stato. Quella persona voleva la mia testa, aveva ordinato a tutti i suoi uomini di uccidermi da quando quello che ora ho detto a te, lo dissi in pubblico. Una notte, mentre tutto taceva... sgattaiolai fuori dalla mia casa. Abitavo a Teramo allora."
" Non abitavi nella loro stessa città?" chiese ancora Tergesteo.
" No... ma questa è un'altra storia. Io e Mistic vivevamo a Teramo, loro vivevano a Tagliacozzo. Insomma... uscì di casa nel cuore della notte... non ricordo neppure come fosse il tempo... ma qualcosa mi diceva di andare. Intrapresi il mio cammino verso il nodo de L'Aquila, allora non vi era una catapecchia in quel posto... solo una vecchia quercia. La mia quercia.... Ci misi tutta la notte per arrivarci. Una volta lì, sguainai la mia spada e la poggiai sul tronco di quella quercia, insieme allo scudo, e poi... mi avviai al trivio." quella storia era una di quelle che morphea adorava.
" Che trivio?" domando ancora Tergesteo.
" Da quel nodo partivano tre strade. Una portava a Teramo, ma l'avevo appena percorsa e alle mie spalle non c'erano pericoli. L'altra andava verso nord, dove c'erano gli eserciti che minacciavano i confini. E l'altra ancora che portava a Tagliacozzo..." sospirò
" Andavi da loro?"
" Macchè... mi misi a scrivere una missiva" rispose.
" Fammi capire, sei andata fin lì per scrivere solo una missiva? Mi sa che non sono l'unico folle qui." le disse convinto.
" No... c'ero andata a morire. Oltre ad essere infestato di briganti della peggior specie quel nodo, era la strada più corta per i mercanti che da Chieti, Silvi e Teramo, si spostavano per i loro affari a Tagliacozzo. Qualcuno che si fosse diretto lì, sicuramente sarebbe passato." aggiunse.
" Sì ma, ancora non capisco" disse cuore impavido.
" Che vuoi capire? Su quella missiva c'era il mio primo ricatto a Legio. Gli dissi che se si fosse alleato a quell'uomo, inevitabilmente sarebbe passato di lì per dirigersi a nord...e si sarebbe sporcato le mani col mio sangue senza volerlo.... e non sarebbe stato il solo. Voleva ammazzarmi da solo, non avrebbe mai diviso con nessuno la mia morte" disse ridendo come una matta." Rimasi lì quattro giorni e quattro notti... fin quando Legio, insieme ad alcuni degli uomini, che hai conosciuto, non sono passati di lì senza quell'uomo per andare a Firenze."
" Ma cosa ci devo fare con questo cuscino?" chiese ancora.
" Quello che hai in mano sono i venti figli miei e di Legio" disse ancora ridendo.
" Come i figli tuoi e di legio? E' solo un cuscino... " aggiunse.
" Nono sono i 20 gemelli miei e di Legio. Ogni volta che ne combinava una i ricatti aumentavano... ogni figlio è un ricatto... quel cuscino ha assunto le forme più strane in questi anni... qualche volta per ricattarlo, qualche altra per riportarlo a casa... e una per salvarlo da morte certa!" continuò.
" Tu non sei normale!" esclamò.
" Se fossi normale... non staremmo qui a parlare di incendi...!" riscoppiando nuovamente in una risata.
" E Tab?" chiese per l'ennesima volta.
" Tab? Tab si divertiva come un pazzo... soprattutto, quando, Giordanobruno, un giorno venne a prendere Legio in taverna, ad Udine, per portarlo al gabbio. Lì tutti pensammo che lo avrebbero appeso per il collo... non aspettavano altro. Fu un attimo... presi il cuscino e lo infilai sotto la camicia. Il Giudice era entrato sbattendo la porta e guardava Legio in cagnesco. Io scoppiai in lacrime - avevo una cipolla nella mano e continuavo a passarmela sugli occhi- e misi una mano sul pancione - il cuscino. Dovevo puzzare un accidente dopo, ma ci capimmo tutti al volo. Legio mi diede corda e loro ci venivano dietro."
" E che gli dicesti?" ....
" Che non era il caso di impiccare il padre dei miei venti gemelli... che non avrei saputo come sfamarli... che sarei rimasta vedova prima ancora di sposarmi e senza aver mai consumato... che i miei figli non avrebbero avuto un padre con cui crescere... insomma qualcosa mi dovevo inventare per non farlo ammazzare.... e quello che mi veniva in mente quello facevo..." disse arricciando il naso.
" E il Giudice? Non capì nulla?" ...
" Certo che capì... si vedeva che non ero incinta... il cuscino usciva fuori e lo sapevano tutti che ero la donna di Tab e non di Legio... ma si divertì un mondo e la rabbia gli passò. Si divertì un po' meno quando si accorse che Legio e Mistic mentre si era distratto, avevano messo davanti l'ingresso della Taverna dell'olio per farlo scivolare... quella non la prese molto bene... ma se ne accorse e uscì dalla finestra." proprio non riusciva a trattenerla quella risata.

Poi guardò il muro e rivide nei riflessi del fuoco... una battaglia, e ritornò ombra tra le fiamme...
Il suo sguardo mutò all'istante.
Tergesteo
Tergesteo sorrise al racconto di Morphea.
Ma ne intuì anche il dolore famelico che l abbrancò , facendole incupire lo sguardo.

Tergesteo le voltò le spalle , si appoggiò con un mano al muro accanto al focolare e ristette pensieroso.

Sembrava leggesse nel fuoco qualcosa, come parole tracciate dalla fiamma che il Folle si accingeva a leggere.


"Questa gente fa finta di non accorgersi della loro miseria dell'oggi mentre viene proiettata in un domani che ne manterrà l amiseria ma sarà differente per qualcosa di immenso, ed oscuro.
E mentre questo accade, questa gente continuerà a occcuparsi dei loro cretini doveri : il commercio, lo sposalizio della figliola, il grande ricevimento, la diplomazia.


E in tutto questo non si accorgono che la loro forza degenera e degenera tanto quanto degeneri e meschini sono i loro valori.
Non si accorgono che non c'è soluzione di continuità tra il brigante e il nobile, tra colui che è tecnicamente criminale e tra coloro che non lo sono ma parimenti applicano il loro potere insolente e spietato su quello che era popolo e oggi è massa.

E la giustificazione di tutto ciò avvine attraverso il più untuoso degli alibi : quello di una ostentata e falsa ansia democratica.


Ci fanno credere che ciscuno sia reggitore di se stesso e che democraticamente si possa sperare di ascendere al trono e governare rettamente una nazione.
Ma non si accorgono forse che questo sistema di protezione degli amici per gli amici non permette la detenzione del potere a nessun'altro che non sia egualmente corrotto ed abbietto?"

Tergesteo si fece triste.

"Rimpiango le gesta che vissi a Milano nelle Idi di Marzo , dove anche le illusioni parevano dotate del dono dell'eternità e si poteva ugualmente credere nella rivolta o nella rivoluzione convinti che le virtù più preziose degli uomini non sarebbero mai venute meno...
...doce ci si poteva sentire eroi del mutamento e della novità ...
..dove anche i trasgressori della legge non erano mai volgari , come presi da un estetica nel violarla ...

Rimpiango l'emozione caleidoscopica di Modena, dell'assalto a Modena, dove il gesto ardito delle volontà sembrava far tremare dalle fondamente una società fatta di immobilità e clientelismo ...
..eravamo vivi e soli eroi di un domani che sapevamo non avremmo visto, ma che irradiava i suoi raggi anche sull'oggi, rendendoci ebbri e vitali ..."


Si volse ancora verso Morphea.
"Capisci? Sarei felice se gli uomini non avessero paura e facessero sgorgare la loro rabbia ed il loro ardimento in una nuova , globale consapevolezza.

Consapevoli di poter divenire ribelli ..."


Tergesteo si rimise ad osservare il fuoco.

"Nella speranza che possano rinascere come uomini e come guerrieri ..."
Morphea
Ascoltò il suo dire, ed improvvisamente sentì il freddo nelle ossa... eppure le fiamme erano ancora alte.

" Ti ascolto e rivedo i giorni di Udine... i giorni della mia rinascita e della nostra morte quasi certa...
Sapevamo di essere spacciati...
Lo sapevamo da prima che tutto cominciasse....
Eppure...
Come fai a fare finta di niente quando tutto dentro di te ti urla contro? Io non lo so fare... non l'ho mai saputo fare...
Democrazia?"
chiese sarcasticamente " Quella frottola che ti propinano durante le campagne elettorali e che a poltrona ottenuta si trasforma in dittatura? Parli di quella? " chiedeva ridendo.
" Ma cosa speravo di fare io con le parole? mi chiedo ancora..."
parlava con Tergesteo, ma intanto lo rammentava a se stessa.

Sotto quelle fiamme, c'era anche del fumo... e tanta cenere....

" Ci hanno detto le peggio cose... ci hanno insultati ed appellati in ogni modo... Briganti.... per loro si riduce tutto a quella parola... eppure lo sanno bene cosa abbiamo fatto...
Perchè non dovevamo ribellarci a tutto quel marciume? Perchè dovevamo accettarlo passivamente? Per ottenere qualche pacca sulla spalla e una poltrona in Consiglio? Se avessimo voluto quelle ce le saremmo prese come avevamo già dimostrato di poter fare...
Io ho compreso ciò che cerchi...
Ricordi quando ci incontrammo la prima volta? E' stato molto tempo fa...
Tu non mi comprendevi... eri al fianco di Danith... ed entrambi non mi comprendevate...
Io cercavo la verità... la cercavo sopra ogni cosa... l'ho cercata anche sotto i granelli di sabbia... quante ne ho trovate e quante celate sotto cumuli di menzogne e falsi ideali... "
aveva le lacrime agli occhi. "La verità fa paura Terg... sono le menzogne che cerca la gente... e io non so raccontarle..." gli disse, guardando al passato con rammarico.
" Vuoi che si sveglino dal quel torpore? Vuoi che guardino coi tuoi stessi occhi? Vuoi che sentano il fuoco dentro come lo sentiamo noi?" chiedeva con rabbia " Puoi solo attendere, non hai altra scelta. Sta a loro... e ricordati... hai detto una cosa importante... - la guerra è una cosa personale - c'è tutto in questa frase... è come la morte... se non ti tocca da vicino, non puoi sapere com'è... così è per le fiamme... se gli dai le spalle... vedi solo ombre sui muri... "

Si voltò e gli fece segno di guardare...

" Vedi? Loro dormono... hanno sonno ora... appagano il loro bisogno... domani avranno fame... e avranno bisogno del fuoco... ma senza la fame... niente fuoco... !"

Ancora una volta sorrideva...
Tergesteo
" Puoi solo attendere, non hai altra scelta..."

Suonava come una condanna.

Attendere.
Avrebbero potuto attendere all'infinito.
Ma quello che il Folle voleva era far scoccare una scintilla in quella gente, non regalargli un'idea bell'e pronta per la quale combattere.


Aspettare.
A rimandare il raccolto però la frutta marcisce.


"Morphea ... ormai è lungo tempo che attendo ... attendo che una spada mi spacchi il cuore a metà o che mi stacchi la testa dal collo.
Questo posso attenderlo.
Ma attendere che coloro che desiderano aprire gli occhi si destino dal loro torpore ... potremmo attendere all'infinito!"


Sapeva purtroppo che la donna aveva ragione .
La ricerca del fuoco deve partire dal proprio essere, non può essere nè suggerita nè imposta.
Tuttavia all'evidenza si arrendono i savi, non i folli.


"Ma posso sperare di destare chi dorme, come fa il gallo all'alba ... non è detto che si sveglino poi ma almeno sapranno che è l'alba ..."

Tergesteo ripensò a quel nome, Danitheripper.
Ricordava quando conobbero Morphea.
Folgor se ne stava andando da Venezia.
E in cuor suo ancora comprendeva il gesto di Folgor : era la sua volontà contro quella di un sistema mal funzionante e la sua volontà aveva vinto.
Ma la volontà creatrice e determinata cozza con quella specie di convenzione untuosa che chiamano legge.

Sorrise pensando a come il destino a volte ti metta al fianco strani compagni di viaggio ... Morphea si presentò a Tergesteo in modo spiccio, ovvero invitandolo ad utilizzare il proprio bastone per ... sondare profondità inesplorate!

Danitheripper aveva difeso Folgor, in quell'occasione.
Al Folle era parso naturale difendere la posizione della Sorella di Morte.

"Morphea, la verità è un dettaglio per me ... una specie di nastro colorato che si usa per guarnire le giustificazioni o le motivazioni... "

Il Folle si rifece triste.

"Sai, per il troppo attendere non ho mai potuto dire cosa provavo ad una persona speciale ... non so perchè rimandai tante volte, ma lo feci.
Lei se ne andò e non ebbi il tempo ... o almeno il tempo che avrei desiderato... "


Guardava le fiamme.

"Come vedi attendere non sempre è la soluzione migliore ..."


Si voltò verso la donna fissandola negli occhi.

"Se puoi , in futuro, non fare il mio errore ..."
Morphea
Morphea l'aveva già ascoltato parlare di Danith... rivide nei suoi occhi la stessa luce di quella notte...

" Sai per quanto tempo ho cercato la morte? Sai quante volte abbiamo camminato fianco a fianco? Sai quante volte ho dovuto girarle la faccia, anche se desideravo stringermi a lei... e sparire nel nulla?
Non sei solo Tergesteo... non sei responsabile solo di te stesso...
Vuoi che qualcuno ti mozzi il capo? Posso provare a farlo io, se è quello che vuoi... ma sai meglio di me, che questo non te la riporterà indietro... e tu non ti sentirai meglio di come ti senti ora... ti illudi... e io non amo le illusioni!"
lo ammonì stizzita..

Parlava della morte come se stesse parlando di pane e cipolle... a lei poi...
Lei che andava sui nodi da sola e aspettava..
Aspettava lì... seduta sul ciglio dei fossati, nella speranza che arrivasse e se la portasse via...
Eppure ogni volta che la cercava... qualcuno si sedeva accanto a lei dicendole che se fosse andata... sarebbero andati insieme...

"Puoi decidere per te, ma fin quando sei solo... e se non lo sei... non puoi. Tu ora non lo sei... " gli disse ancora...

Lui alzò la testa...
" Morph... tu attiri i pazzi... i suicidi... attiri i folli... ne hai un altro che ti cammina al fianco..." le disse.

Ma lei ripensava a cosa era successo quando Killaloth venne ucciso, a quella discussione con Danith, e all'odio di Folgor... lui che nulla sapeva di quanto era accaduto dopo i loro diverbi e la sua denuncia...

" Folgor? Folgor era solo una pedina... l'ennesima persona schiacciata dalla "democrazia"... e quando volevo che tutto venisse fuori... cosa credi che hanno fatto?Vedi... quando ebbi quella diatriba con Danith, io non riuscivo a discuterci... non perchè credevo che una delle due avesse ragione o torto... ma perchè lei parlava col cuore... eppure, se quell'omicidio non fosse avvenuto... non saremmo qui a parlare oggi.
Quando seppi cosa avevano fatto col suo Processo, misi a fuoco e fiamme le stanze della CAI... e poi il Consiglio perchè tutto venisse desecretato...
Lo schifo che avevano fatto Lagrande prima, e Kleeotr e Cangrande dopo...
Niente... ancora una volta niente da fare...
Avevano avuto il loro mostro appeso in piazza... e a tutti bastò...
A me perchè non basta?
E a te?
Qualcuno t'ha detto cosa fare? Qualcuno te l'ha imposto?
Perchè con me nessuno l'ha fatto...
Cosa vuoi fare?
Chiamarli a raccolta?
Prova... vedi in quanti arriveranno...
Non sono rassegnata Terg... ho solo imparato ad attendere... "
gli disse accennando un ghigno di compiacenza...

Poi si alzò e poco distante prese la sua coperta per mettergliela sulle spalle...
" Non tremare Terg, lei è accanto a te"
Tergesteo
Il Folle sentì la stoffa grezza e pesante poggiarsi sulle spalle.
Proprio con le spalle diede un sussultò , nel mentre chiudeva gli occhi, e il tessuto gli scivolava innazi, colando lungo le braccia.

" Non tremare Terg, lei è accanto a te "

La voce di Morphea pareva lontana.

Il Folle teneva gli occhi chiusi eppure vedeva immagini vivide.
Come folgori multicolori si materializzava emergendo dal buio ciò che era stato, ciò che Lei era stata, ciò che lui era stato.


E stringeva gli occhi, Tergesteo, come a non voler ammettere che quelle immagini erano schegge di un sogno andato in frantumi.

Come se un vetraio avesse deciso di soffiare il suo monile più prezioso e alla fine lo avesse scagliato contro la fornace.
Schegge di vetro colorato d'intorno ma sullo sfondo il colore rosso ed abbagliante del fuoco.


Questo restava quando Tergesteo si decise ad aprire gli occhi, soltanto una fiamma ardente.
Fuori e dentro di sè.


"Ti ricordi,Morphea cosa mi hai detto qualche tempo fa?
Mi hai detto che ho la smania di voler sempre arrivare da qualche parte e di volerlo fare in fretta ..."


Lo donna, non vista, assentì silenziosamente col capo.
Tergesteo ,benchè le stesse dando le spalle, percepì quel gesto.


"Io non so dove sto andando ... o forse lo so maledettamente bene ... però so per dove passare , Morphea.

Io so che cerco la battaglia.
Io so che quando l'urlo di battaglia si infiamma contro il sole, mi pare una eco pallida di una passata era d'amore ... questo so e di più, oramai, non posso avere ... e ogni giorno che passa più ne sento il bisogno.

Ecco, è in quella direzione che sto correndo ...


E allora , capisci perchè non posso pazientare oltre ...

Ciascuno cerchi allora il suo fuoco, e ne faremo un grande incendio!
E se qualcuno vorrà indugiare ... si spegnerà come il tizzone che tiene in mano : ma io voglio ardere, non spegnermi ..."

Sospirò.
L'attesa lo stava lentamente uccidendo.
Di una guerra o chissa cos'altro contava poco.

Erano solo mezzi , non un fine.
Mezzi per arrivare a Lei.
Morphea
Tergesteo parlava di lei e la voce gli tremava... rotta dalla commozione del suo sentire.
Egli stesso inconsapevole di un fuoco che ardea più forte di quanto potesse immaginare... eppure era accovacciato e adagiato su un soffice manto di fieno, pronto ad incendiarsi. Sarebbe bastata una piccola scintilla...

" Io so cosa ti ho detto, ma tu ancora non ne comprendi il senso... ma da me non lo avrai...
Non è un caso se siamo seduti davanti al fuoco... non è un caso che la passione ci accomuni..
E tu avrai ciò che cerchi, non sarò certo io a negartelo... ma non chiedermi di darti una spinta in un burrone, se credo che questo non sia il momento giusto
Vi andrete incontro... e vi troverete... ma non saremo ne' io, nè tu a stabilire quale sia il momento propizio...
La fretta non ti farà trovare prima quello che cerchi, ti condurrà soltanto in errore... e ti sfuggirà ancora una volta...
Chi è qui ci cammina tra le fiamme... e tutti sanno quanto brucino...
Quel momento arriverà e il catarsi, che la tua anima chiede, verrà da se."


Sul muro riapparvero quelle ombre... inconsapevolmente erano parte di quel rituale che conduce alla purificazione dell'essere.

" Non ho voglia di esalare odori fetidi e pestilenziali... non ho voglia di esalazioni malsane di corpi in putrefazione.
Voglio immergermi nelle acque limpide di un mare in tempesta...
Voglio uomini che combattano al nostro fianco, ma che non abbiamo timore di marciare tra le fiamme...
Voglio che quelle fiamme sfiorino il cielo senza mai toccarlo se non quando ne avrò abbastanza... e io danzerò con esse...
Chi non ha voglia di danzare... restasse lì e perisse in acque putride, perchè è ciò che merita. Non sarò io a prenderli per mano... non busserò più a nessuna altra porta se non a quella che Aristotele sceglierà per me!"


Si era lasciata andare pensando al fetore che il miasma rilascia quando nessun profumo è in grado di nasconderlo...







Fuoco, che nelle vene scorri,
e come fluido alito,
l'amor risvegli

brucia con la tua fiamma
a scacciar l'ombra
che opprime l'anima.

Ghiaccio che freddo ristagni
e come cupo sudario,
sul cuore gravi,

a soffocar passioni,
che furono di un tempo
ormai dimenticato.

Vento che tutto sollevi,
che accarezzi o strappi,
nel nome dell'istante,

dell'attimo che,
come saetta,
alla mente sfugge veloce.

Vento, sul fuoco soffia
a riattizzar pensieri
e a smuover l'anima,

nutri quel fuoco,
risveglia la fiamma,
si che il ghiaccio si sciolga

e la passione si rigeneri
come nuovo respiro
e nuova vita.

Per te, fuoco e vento,
a scacciare il gelo,
siano alleati,

per un nuovo sentire
che del tempo ritrovi il nerbo
ed il senso dell'avvenire.
Morphea
Tergesteo si era appisolato per un attimo, con le spalle al muro e la testa penzoloni in avanti.
La bava cominciò a colargli da un lato della bocca, e questo lo ridestò in un secondo.
Lui si scusò e lei sorrise.
Le avevano raccontato una storia nei giorni precedenti, e sentirlo parlare gliel'aveva riportata alla mente.
" Ti va di ascoltarne una?" gli chiese, ma senza attendere risposta cominciò a raccontargliela.


La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè, la Follia propose:
"Si gioca a nascondino?".
"Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità.
"Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.
Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare".

Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia.
"1,2,3. - la Follia cominciò a contare.
La fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L'Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La disperazione era disperata vedendo che la Follia era gia a novantanove.
"CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare. ».
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?".
Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore.
Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò a cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido.
Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse.
Oggi, l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.
See the RP information
Copyright © JDWorks, Corbeaunoir & Elissa Ka | Update notes | Support us | 2008 - 2024
Special thanks to our amazing translators : Dunpeal (EN, PT), Eriti (IT), Azureus (FI)